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Il cappuccino deve essere perfetto, perché determina le sorti di un bar. Ecco perché, e come correre ai ripari.
Una ricerca sui miti e riti del caffè nel nostro paese. Tante conferme e qualche sorpresa
Mettici una piscina, una coppia di amici, una giornata calda e soleggiata e un caffè. Ecco la mia domenica ideale da maggio in avanti quando, per […]
Penso al mio primo viaggio a Londra, appena quindicenne… E poi penso al mio secondo viaggio a Londra…qualche anno più tardi… e poi a tutti i […]
Un vero e proprio rito, resistito uguale nei secoli, per assaporare un caffè diverso, estratto in tre fasi – per uomini, donne e bambini.
“Caffè e Parole” ha festeggiato il primo anno di attività e continua a ricevere recensioni entusiaste su TripAdvisor Grande festa per il primo anno di attività […]
Un classico della pasticceria toscana in versione 100% piemontese, con nocciola Tonta gentile delle Langhe e caffè amaro (ma senza burro!)
Il caldo dell’estate è in arrivo e al mattino per colazione il solito cappuccino risulta un po’ noioso. Questa bevanda è l’ideale da gustare proprio durante la prima […]
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[post_content] => Il cappuccino deve essere perfetto, perché determina le sorti di un bar. Ecco perché, e come correre ai ripari.
“Perdi un cappuccino, perdi un cliente” ne è convinto Damian Burgess, coffee trainer SCAE e a capo dell’Accademia del caffè Vergnano che in anni di lavoro e di viaggi ha maturato la certezza di come questa bevanda possa fare le sorti di un bar. Forse anche più di un buon espresso.
Il bar viene scelto dai clienti prevalentemente per due cose, la brioche e il cappuccino del mattino. Se offri questi due prodotti scadenti, o comunque inferiori alla qualità dei tuoi vicini, perdi o limiti gli incassi della prima colazione – spiega Damian. Ma quel che è peggio è che il cliente tende ad essere abitudinario, e a tornare nello stesso bar per il caffè di metà mattina, del dopo pranzo o della pausa pomeridiana. Se non si entra alle 8 si rischia di non entrare per il resto della giornata…
“La colazione è un momento fondamentale come biglietto da visita ma fortunatamente è facile migliorare” spiega Damian. Se le brioche si acquistano già pronte, e basta quindi non fermarsi al primo fornitore disponibile, per fare un buon cappuccino basta un po’ di pratica e qualche consiglio.
Incredibile quanti baristi e proprietari di locali non sappiano fare un buon cappuccino e si rivolgano al corso Cappuccino perfetto, cavallo di battaglia dell’Accademia del caffè Vergnano! In molti imparano facendo semplicemente pratica, o osservando qualcuno di più esperto, ma non è così semplice imparare da chi non sa insegnare. Quattro ore di poca teoria e tanta pratica e alla fine della giornata si raggiunge un livello qualitativo superiore.
Tre gli elementi principali del corso e di un cappuccino perfetto: come scegliere il latte, come montarlo e come versarlo.
Il latte è diverso da mucca a mucca, a seconda di cosa mangiano, della pastorizzazione e del tipo di lavorazione fatta nelle diverse centrali del latte. I fattori sono davvero tanti e certi giorni - assicura Damian - il latte non monta nemmeno ai migliori! Non è colpa del barista, potrebbe essere successo qualcosa durante la pastorizzazione, o l’aver interrotto la catena del freddo. Nulla di grave per la salute ma fondamentale per fare un cappuccino. Se il latte raggiunge i 13° ad esempio si produce un enzima che impedisce al latte di montare perché distrugge le proteine del siero che consentono di immettere ed intrappolare aria.
Il latte migliore è sicuramente quello di Alta Qualità, fresco, freddo e appena estratto dal frigorifero, montato una volta sola nel suo bricco individuale. Lasciare il latte fuori dal frigorifero o usare una lattiera comune è uno dei segni di un bar poco attento alla qualità. [leggi il nostro articolo].
E come capire se il latte è montato alla perfezione? “Se il latte è montato alla perfezione non serve battere sul banco la lattiera e non serve usare un cucchiaio. Se serve fare una di queste cose è perché il latte non è montato in uniformemente ed è diviso fra parte liquida e parte solida”. Un cappuccino perfetto però vuole un latte amalgamato in modo uniforme.
E l’espresso? L’espresso conta, più di quanto si creda perché nel cappuccino il gusto lo dà lui, molto più che il latte. La dimensione della tazzina è stata studiata per bilanciare il sapore del caffè con quello del latte, fino all’equilibrio perfetto. Poi servono polso fermo e buona manualità per aggiungere la crema di latte nella tazzina, magari con un po’ di latte art.
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[post_content] => Una ricerca sui miti e riti del caffè nel nostro paese. Tante conferme e qualche sorpresa
In Italia il caffè è più comune di un plebiscito: lo bevono tutti, o meglio ben il 96,5% della popolazione beve il caffè, almeno saltuariamente. Ne beve almeno una tazzina al giorno il 36% e il 27% ne beve più di tre quotidianamente. Siamo un popolo di coffeelover e la conferma arriva dall’indagine condotta da AstraRicerche per conto di Consorzio Promozione Caffè nel mese di maggio 2014*.
Più uomini che donne, più a Nord che a Sud, più a casa che al bar
Il consumo è più elevato tra gli uomini e cresce al crescere dell’età, almeno fino ai 54 anni, è più diffuso in Piemonte e Lombardia e nella parte meridionale del Paese piuttosto che altrove. Le donne lo bevono più a casa (il 92%) e nell’89% delle famiglie non può mancare.
Al pomeriggio lo bevono in molti!
Che l’80% di persone se lo concedesse la mattina e il 76% subito dopo pranzo, era prevedibile, ma a stupire è il dato del consumo di pomeriggio, un rito per ben il 50% degli intervistati – altro che rischio insonnia notturna! Il preferito resta comunque quello della mattina appena svegli, almeno per il 58% del campione.
Il caffè non è un rito solitario e si associa ad un momento particolare della giornata, per fare quattro chiacchiere con amici o colleghi di lavoro (per l’85% degli intervistati) o rappresenta un modo per fare una pausa (per l’82%). Il 78% lo definisce uno dei piaceri della vita.
Moka, espresso, latte o senza
Il caffè nella classica moka viene usato da solo il 42% delle persone, con prevalenza fra gli over 55 e fra gli abitanti del NordEst. I giovani under 24 preferiscono cialde e capsule, ma come le donne sono anche quelli che indulgono nell’aggiunta di latte, scegliendo più frequentemente caffè macchiato, cappuccino, caffèlatte e marocchino. Gli uomini ultra 45enni e i residenti nella parte centro-meridionale dell’Italia amano invece il caffè “in purezza”.
Un valore positivo
Il caffè è quasi unanimemente definito uno degli emblemi del Made in Italy, energizzante, rilassante e conviviale. Davvero poche le persone convinte che il caffè non sia salutare (6%), mentre viene associato a valenze positive come la carica per stare svegli e non addormentarsi, un modo per migliorare la concentrazione e le prestazioni mentali. Nonostante l’effetto, agli Italiani quello che piace particolarmente del caffè è il suo gusto (95,6% dichiara di gradirlo molto o abbastanza – il 68% molto) e al piacere provato ancor prima di berlo: anche l’aroma, l’odore sono graditi dal 94,6% dei consumatori di caffè.
Un italiano su tre gli attribuisce addirittura un positivo ruolo sociale: permette a molti Stati in via di sviluppo di avere un’economia più forte e di creare posti di lavoro.
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[post_content] => Mettici una piscina, una coppia di amici, una giornata calda e soleggiata e un caffè. Ecco la mia domenica ideale da maggio in avanti quando, per un motivo o per l'altro non è possibile scappare al mare per il week end!
Lo scorso fine settimana, infatti, complice un amico del mio fidanzato che è socio qui, abbiamo trascorso la giornata in loro compagnia presso il circolo sportivo dei Ronchi Verdi, sito in Corso Moncalieri a ridosso del Po, che dispone anche di una splendida piscina immersa nel verde.
Prima di cambiarci e metterci a prendere il sole, abbiamo deciso di fare una pausa caffè presso il Coffee shop Vergnano che si trova all'interno del club e che si affaccia proprio sulla piscina...niente è meglio di un caffè per iniziare bene la giornata, anche se sarà all'insegna del relax! Non so proprio come facessi a trovare la giusta carica al mattino quando, fino a pochi mesi fa, non bevevo mai il caffè!
Ultimamente amo portar gonne lunghe, le trovo fresche, eleganti ed adatte ad ogni situazione, perfette se le gambe non sono ancora troppo abbronzate! In particolare, quella indossata in queste foto, nera in chiffon leggero, l'ho acquistata qualche mese fa quando sono stata a Venezia in un negozio che si chiama Dani e che adoro ma che, purtroppo, non è ancora presente in Piemonte. L'ho poi abbinata ad una blusa in pizzo rosa cipria, acquistata lo scorso anno sul sito Jessica Buurman e che amo mettere quando il caldo si fa sentire perchè, nonostante l'apparenza, è davvero fresca e comoda! Ho completato, infine, il look con i miei amati occhiali in velluto nero di Italian Indipendent e le converse borchiate acquistate ad Alassio durante le vacanze pasquali.
Ovviamente, con me ho portato anche un costume a fascia e un pareo per prendere il sole e abbronzarmi!
Spero che l'outfit di oggi vi sia piaciuto e ci vediamo il prossimo mese!
Vitti
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[post_content] => Penso al mio primo viaggio a Londra, appena quindicenne…
E poi penso al mio secondo viaggio a Londra...qualche anno più tardi… e poi a tutti i viaggi che mi hanno portato a scoprire come dietro al profumo ed al colore di ogni singola tazza di caffè si nasconda l'anima ed il cuore di una città....
MARIOLINA SIMONE DJ CONDUTTRICE RADIOFONICA M20
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[post_content] => Un vero e proprio rito, resistito uguale nei secoli, per assaporare un caffè diverso, estratto in tre fasi – per uomini, donne e bambini.
La storia del caffè è una storia meravigliosa, che affonda le sue radici nella notte dei tempi e nell’africa nera e si è evoluta fino ad oggi, in ogni angolo del mondo in modo diverso. Pensare che caffè=espresso significa avere una visione molto limitata dell’universo che sta dietro a questa bevanda, preparata e servita quasi in ogni luogo del mondo e quasi sempre in modo diverso.
La scoperta della storia e delle mille tradizioni del caffè è l’argomento di discussione di uno dei corsi organizzati da Caffè Vergnano negli store Eataly in diverse città: Il mondo in una tazzina di caffè (prossimo appuntamento a Milano, 11 ottobre 2011). Prima tappa obbligata dell’incontro, l’Etiopia.
Il caffè, vuole la leggenda e comprovate tracce storiche, è nato in proprio in questo paese dove viene definito con il suo nome più antico, “Bunna”. Il caffè non era una bevanda inizialmente e il caffè veniva mangiato, masticando i chicchi interi o sminuzzandoli e mescolandoli a burro chiarificato – come ancora succede in alcune zone. Le prime tracce storiche del caffè “liquido” ottenuto facendo bollire i chicchi arrostiti risalgono solo al 18° secolo, e la vera e propria cerimonia con cui lo si prepara, paragonabile a quella che in Giappone si fa per il tè, sembra ancora la stessa.
I chicchi ancora verdi vengono arrostiti dalla padrona di casa in un pentolino dal lungo manico scaldato sul fuoco, con movimenti circolari continui per non farli mai bruciare. Il profumo che si propaga durante la tostatura è meraviglioso e la padrona di casa lo soffia verso gli ospiti proprio per diffonderlo nell’aria e lo farlo annusare prima di macinarne i chicchi con pestello e mortaio.
La polvere viene messa a bollire in acqua calda nella brocca tradizionale dal lungo beccuccio, lo Jebena. Dopo qualche minuto si versa la “bunna” nei Fingiàn, tazzine senza manico e molto colorate. Si serve il caffè, e dopo che tutti l’hanno gustato, si riempie nuovamente la brocca con nuova acqua, per un secondo giro di caffè più leggero e poi per un terzo. Abol, Tona, Bereka, ecco i nomi con cui vengono definiti i tre passaggi, di cui si dice che il primo sia per i padri, il secondo per i padri e il terzo per i bimbi.
Di accompagnamento non manca lo zucchero, pop corn dolci, i kolo (cereali e noccioline tostati con spezie) e i dabo kolo (dolci fritti di pane).
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Grande festa per il primo anno di attività di "Caffè e Parole" il locale di Verona che ha fatto dell'eccellenza dei prodotti il suo punto di forza. Alla guida del bar, di fronte al Duomo nel cuore della città antica, la giovane Roberta Burattin che ad un anno dall'apertura, si dice entusiasta dei risultati: "Per un anno siamo stati il primo bar della città quanto a preferenze sul celebre portale di recensioni TripAdvisor - racconta - E il quinto miglior locale assoluto in città". Oggi può dire di aver realizzato il suo sogno: dopo aver lavorato in un bar aziendale si è lanciata in questa nuova avventura, creando dal nuovo un bar piccolino arredato in stile shabby chic dove la qualità dei prodotti scelti viene prima di tutto: "Per questo ho scelto Caffè Vergnano, 100% Arabica, da accompagnare a brioche e pasticcini artigianali, sempre freschi" sottolinea Roberta. L'espresso viene servito sempre con il sorriso e l'atmosfera è resa ancora più calda e accogliente dai tanti libri in libera consultazione presenti su mensole e tavolini. Oltre al caffè, il bar a pochi passi dalla Cattedrale è celebre per le sue pause pranzo vegetariane, anche da asporto, e per essere divenuto nel tempo un'importante palestra per gli allievi dell'Istituto alberghiero: "Ho dato alla scuola la mia disponibilità ad insegnare il mestiere e così arrivano ragazzi e ragazze di seconda e terza superiore per un paio di settimane ciascuno". Caffè e Parole è anche un "bau-bar": qui gli amici a quattro zampe sono i benvenuti e oltre ad una ciotola d'acqua trovano sempre un goloso biscotto...
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INGREDIENTI
250 g di farina
1 cucchiaio di cacao amaro in polvere
1 cucchiaio di caffè in polvere 100% Arabica
220 g zucchero semolato
100 g di nocciole Tonde gentili delle Langhe
2 uova intere
1 cucchiaino di lievito vanigliato
Accendi il forno a 180°.
Nella ciotola del mixer, amalgama bene farina, cacao amaro, caffè in polvere, zucchero e lievito, quindi aggiungi le uova e mescola fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungi le nocciole e mescola ancora delicatamente.
Su un piano da lavoro infarinato con del cacao (per non lasciare brutti segni bianchi di farina) lavora l’impasto fino a formare due o tre filoni larghi 3-4 cm. Prendi una placca da forno ampia, appoggiali su della carta da forno e inforna per circa 25 minuti.
Sforna i filoncini e lasciali raffreddare 5 minuti, poi tenendoli con un panno con una mano (sono ancora caldi!) , affettali con un coltello dalla lama a fette di circa 1 cm. Disponi le fette sulla carta da forno ben distanziate fra loro, poi con un mattarello appiattiscile ancora un po’ per renderle uniformi.
Rimetti la carta da forno con i biscotti sulla teglia e inforna 5 minuti e poi lascia raffreddare i cantucci prima di servirli. Si conservano in un barattolo di latta per due settimane.
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[post_content] => Il caldo dell'estate è in arrivo e al mattino per colazione il solito cappuccino risulta un po' noioso. Questa bevanda è l'ideale da gustare proprio durante la prima colazione estiva oppure per una bella meranda sotto l'ombrellone.
Ingredienti
200 ml di budino pronto
175 g di gelato al caffè
100 ml di Caffè Vergnano Espresso freddo
1 cucchiaio di sciroppo di caramello
cubetti di ghiaccio per servire
Ponete nel frullatore il budino ,il gelato, il caffè e lo sciroppo e frullate. Versate in un bicchiere contenente il ghiaccio e servite.
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[post_content] => Si fa con i fondi di Arabica e Robusta ed è la nuovissima frontiera in fatto di biocarburanti.
Cosa farsene di tutti gli scarti derivati dalle macchine da caffè? Ci hanno pensato i ricercatori dell’Università di Bath, in Inghilterra, e le grandi catene di caffetterie internazionali vedono ora nel loro futuro una insperata nuova fonte di guadagno.
È arrivata da pochi giorni, pubblicata sul Daily Mail e che ha fatto il giro del mondo, la notizia per cui un’automobile alimentata a caffè non è poi un sogno irrealizzabile o così futuribile. Fondi di caffè e chicchi inutilizzabili dalle grandi torrefazioni raggiungono infatti ingenti quantità di materiale di scarto che attualmente deve essere smaltito, mentre potrebbe essere un domani una fonte energetica economicamente ed ecologicamente sostenibile – senza la necessità odierna di produrre materiale vegetale al solo scopo di essere trasformato. Il biodisel, l’alternativa al combustibile fossile ossia il petrolio, viene prodotto dalla trasformazione degli oli contenuti nei vegetali, e il caffè non fa eccezione. A Londra in fatti una compagnia ha già cominciato questo tipo di lavorazione.
Certo il quantitativo di combustibile necessario oggi alle esigenze umane è talmente elevato che il dubbio è legittimo: basteranno gli scarti di caffè a produrre energia sufficiente? Forse i coffee-addicted del pianeta non sono abbastanza, ma la stima dei ricercatori è di circa otto milioni di tonnellate di caffè prodotte ogni anno che generano il 20% di rifiuto. Un bar di medie dimensioni produce circa 10 kg di scarto utilizzabile al giorno, equivalente a circa 2 litri di eco-benzina. Poco, ma sommata a tutte le altre fonti di biodisel, è l’ennesimo passo verso un consumo più consapevole e il rispetto delle riserve naturali.
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[post_content] => Il cappuccino deve essere perfetto, perché determina le sorti di un bar. Ecco perché, e come correre ai ripari.
“Perdi un cappuccino, perdi un cliente” ne è convinto Damian Burgess, coffee trainer SCAE e a capo dell’Accademia del caffè Vergnano che in anni di lavoro e di viaggi ha maturato la certezza di come questa bevanda possa fare le sorti di un bar. Forse anche più di un buon espresso.
Il bar viene scelto dai clienti prevalentemente per due cose, la brioche e il cappuccino del mattino. Se offri questi due prodotti scadenti, o comunque inferiori alla qualità dei tuoi vicini, perdi o limiti gli incassi della prima colazione – spiega Damian. Ma quel che è peggio è che il cliente tende ad essere abitudinario, e a tornare nello stesso bar per il caffè di metà mattina, del dopo pranzo o della pausa pomeridiana. Se non si entra alle 8 si rischia di non entrare per il resto della giornata…
“La colazione è un momento fondamentale come biglietto da visita ma fortunatamente è facile migliorare” spiega Damian. Se le brioche si acquistano già pronte, e basta quindi non fermarsi al primo fornitore disponibile, per fare un buon cappuccino basta un po’ di pratica e qualche consiglio.
Incredibile quanti baristi e proprietari di locali non sappiano fare un buon cappuccino e si rivolgano al corso Cappuccino perfetto, cavallo di battaglia dell’Accademia del caffè Vergnano! In molti imparano facendo semplicemente pratica, o osservando qualcuno di più esperto, ma non è così semplice imparare da chi non sa insegnare. Quattro ore di poca teoria e tanta pratica e alla fine della giornata si raggiunge un livello qualitativo superiore.
Tre gli elementi principali del corso e di un cappuccino perfetto: come scegliere il latte, come montarlo e come versarlo.
Il latte è diverso da mucca a mucca, a seconda di cosa mangiano, della pastorizzazione e del tipo di lavorazione fatta nelle diverse centrali del latte. I fattori sono davvero tanti e certi giorni - assicura Damian - il latte non monta nemmeno ai migliori! Non è colpa del barista, potrebbe essere successo qualcosa durante la pastorizzazione, o l’aver interrotto la catena del freddo. Nulla di grave per la salute ma fondamentale per fare un cappuccino. Se il latte raggiunge i 13° ad esempio si produce un enzima che impedisce al latte di montare perché distrugge le proteine del siero che consentono di immettere ed intrappolare aria.
Il latte migliore è sicuramente quello di Alta Qualità, fresco, freddo e appena estratto dal frigorifero, montato una volta sola nel suo bricco individuale. Lasciare il latte fuori dal frigorifero o usare una lattiera comune è uno dei segni di un bar poco attento alla qualità. [leggi il nostro articolo].
E come capire se il latte è montato alla perfezione? “Se il latte è montato alla perfezione non serve battere sul banco la lattiera e non serve usare un cucchiaio. Se serve fare una di queste cose è perché il latte non è montato in uniformemente ed è diviso fra parte liquida e parte solida”. Un cappuccino perfetto però vuole un latte amalgamato in modo uniforme.
E l’espresso? L’espresso conta, più di quanto si creda perché nel cappuccino il gusto lo dà lui, molto più che il latte. La dimensione della tazzina è stata studiata per bilanciare il sapore del caffè con quello del latte, fino all’equilibrio perfetto. Poi servono polso fermo e buona manualità per aggiungere la crema di latte nella tazzina, magari con un po’ di latte art.
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