lunedì 18 aprile 2016
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Mezzo chilo di felicità

Per Sonia tutto doveva essere biologico, anche gli asparagi. Mangiava solo frutta a chilometro zero, la soia in tutte le salse, le bacche di goji, le noci in guscio, le rape rosse, il melograno al mattino, la mela con la buccia, il pesce azzurro, le uova di galline allevate a terra, il tofu, le fave, il miglio al vapore.

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Quando entrava nel negozio bio, le commesse si guardavano tra loro come quando entrano i russi in gioielleria: con occhi scintillanti. Perché Sonia non solo comprava di tutto, ma era anche la prima ad ascoltare i consigli sulle novità: dai semi di lino alle compresse di ribes disidratato, la sua casa era diventata un incrocio tra una parafarmacia e un negozio di ortofrutta.

Quando andava a cena fuori, portava il vino biologico e non riusciva mai a trattenersi dal fare la sua filippica sui solfiti, di cui non interessava mai niente a nessuno. La sua paura più grande era ovviamente quella di ingrassare, e le bastava un chilo in più per attaccarsi al tè verde per una settimana.

 

Aveva due grandi nemici: la carne rossa e le farine bianche.

Aveva due grandi passioni: lo yoga e le creme antirughe senza zinco.

Il risultato? A 45 anni era ancora sola. Ma non “sola” a livello amoroso, che è in realtà una situazione piuttosto comune. Sola perché non se la filava nessuno in nessun ambito.

In famiglia la chiamavano “rompiballe”, in ufficio “rompiballe”, e gli amici… “rompiballe”.

Come risultato, aveva iniziato a dormire male e a prendere ansiolitici. Al risveglio, quando si specchiava, le sembrava di essere ogni giorno più gonfia e allora tornava al negozio bio per provare le ultime tisane allo zenzero.

 

Un giorno decise di farsi aiutare. Non nella testa, come avrebbe dovuto, ma nel corpo, perché era sempre e solo quello il suo obiettivo. Aveva preso due chili e non capiva perché.

Aveva letto un articolo su questo guru milanese da cui andavano le più famose celebrities nostrane, che esaltavano la sua dieta miracolosa: faceva perdere anche 3 chili a settimana perché agiva su una nuova equazione muscoli-grassi fondata su un principio bio-molecolare.

Il dottor Scalzo la ricevette con due occhi furbi, pronti a carpire la debolezza della sua cliente e riempirle la testa e la bocca di pillole, prodotti e beveroni alternativi.

«Perché si è rivolta a me?» le chiese subito aspettandosi la solita lagna di cellulite e agitazione.

Sonia lo guardò e, vuoi per il calo di zuccheri, vuoi perché era davvero esausta, rispose: «Perché sono sola, e magari parlare con lei mi farà bene.»

Il dottor Scalzo cercò di farsi scivolare addosso questa frase troppo umana e cominciò a esaltare i benefici della sua dieta a zig-zag, con tanto di integratori, aromi e segreti. Sonia sorrideva felice e già si vedeva correre magra per i mercatini dell’antiquariato.

 

Il dottore annuiva e prescriveva settimane di dieta elencando gli effetti di tutto ciò che le consigliava. «Con questo, vedrà, ritroverà la sua forma perduta… glielo posso assicurare.»

Sonia lo guardò ed ebbe un momento di lucidità: l’uomo che le chiedeva tutto questo era in evidente sovrappeso, e aveva una pancia grande quanto il suo sorriso.

«Mi scusi» disse Sonia facendosi forza: «Ma lei non segue questa dieta?»

«Ah, io no. Io prescrivo quello che volete voi… ma stare bene per me è un’altra cosa. Se vuole, vista l’ora, la invito a cena e glielo spiego.»

Sonia accettò anche perché erano mesi che un uomo non la invitava a cena e, soprattutto, era curiosa di scoprire cosa il dottore aveva da rivelargli. «Si fidi di me» le disse dopo aver mangiato vitello tonnato, bistecca alla fiorentina e patate fritte.

 

«Per stare bene non sempre serve dimagrire. Guardi cosa è successo stasera… si è goduta una sera senza pensare a cosa mettere nel piatto. E anche se domani peserà mezzo chilo in più, questa felicità non gliela potrà togliere più nessuno. Ma non mi prenda troppo sul serio altrimenti smetto di lavorare…»

Quando la riaccompagnò a casa, il dottor Scalzo chiese a Sonia se poteva invitarla di nuovo a cena.

Lei disse di sì.

Lui allora la supplicò di dargli del tu.

Dal giorno dopo, Sonia abbandonò i germogli di soia e tornò a sorridere.