mercoledì 17 giugno 2015
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

La doppia vita di Giuseppe

Giuseppe aveva una doppia vita che conosceva solo il titolare del locale dove si esibiva il giovedì sera, quando diceva alla moglie che aveva il torneo di burraco.

Si era inventato il burraco perché la moglie lo trovava noiosissimo, ed era una buona occasione per non avere controlli né destare sospetti, anche perché Giuseppe era una persona decisamente affidabile. Impiegato in banca, un po’ di sport, poche e fedeli amicizie, carattere tenace e verve irreprensibile.

Qualcosa però era cambiato quando una sera aveva visto su Rete Quattro “Priscilla, la regina del deserto”, con quelle tre smandruppate che girano l’Australia con il loro spettacolo en travesti.

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Il giorno dopo, quando sua moglie Sandra era uscita per andare a lavorare, si era soffermato un po’ sul suo guardaroba e aveva provato a mettersi una camicia da notte, sentendosi subito a proprio agio. Aveva cercato di non pensarci ma un tarlo aveva iniziato a stuzzicarlo, e quando una sera si era sorpreso a mimare “I will survive” davanti a un video di Mtv, aveva capito che avrebbe tanto voluto essere una drag queen.

In realtà, non aveva alcun dubbio sulla sua sessualità, anzi. Sua moglie gli piaceva anche dopo vent’anni di matrimonio, e da quando la loro figlia era andata a studiare all’estero si erano sentiti più liberi anche di fare sesso come piaceva a loro.

Per aumentare il desiderio avevano deciso di crearsi dei propri spazi, così avevano stabilito che il giovedì era la sera in cui ognuno pensava a se stesso. Giuseppe si dedicava al “burraco” e Sandra usciva con le amiche.

Non sentivano la necessità di controllarsi perché si fidavano l’uno dell’altra. Giuseppe, navigando su internet, aveva scoperto un locale alla periferia di Torino che si chiamava “La Lunassa”, dove ogni giovedì qualche vecchia drag queen si esibiva davanti a un nutrito nugolo di clienti. Lì Giuseppe si era presentato senza costumi di scena ma solo con un playback di “Se telefonando” di Mina.

Il gestore della Lunassa vide subito in lui un talento cristallino e lo affidò alle mani sapienti della Patti, che gestiva le nuove leve. Appena lo vide capì che sarebbe diventata una star, perché non aveva niente di femminile se non il desiderio di esibirsi e apparire. Anche dopo due ore di trucco restava molto mascolino.

Gli misero il soprannome di “Reginetta del ballo” per le sue movenze un po’ goffe. Dalla prima uscita, fu subito un’apoteosi di applausi e richieste di bis, che suscitarono l’invidia degli altri travestiti.

Ma Giuseppe era così tranquillo e fuori dai giri che presto tutti si tranquillizzarono lasciandogli il palco e la gloria. Appena finito il suo numero, la Patti lo struccava e gli faceva i complimenti, lui prendeva la macchina e se ne tornava a casa dalla moglie che quasi sempre dormiva. Se era sveglia, millantava di come era andato il torneo di burraco.

I giovedì intanto si facevano incandescenti e Giuseppe ogni settimana s’inventava una performance diversa, alternando Loredana Bertè a Sabrina Salerno.

C’era gente che veniva apposta da fuori per vedere la “Reginetta del Ballo”, e questa cosa lo gasava da morire. Tant’è che aveva cominciato a scendere tra il pubblico, che lo toccava come se fosse una reliquia.

Un giovedì, mentre cantava “Vattene Amore”, si rese conto che un volto gli sorrideva in modo familiare, sempre di più, sempre di più, fino a riconoscerlo.

Sua moglie Sandra era tra gli spettatori con le amiche e urlava come una pazza.

Giuseppe fu tentato di fuggire, ma capì che non aveva più scampo. Si affidò ai suoi santi in paradiso e fece finta di nulla. Anche la moglie fece finta di nulla, ma perché non lo riconobbe, e cantò a squarciagola di fronte all’uomo della sua vita senza riconoscerlo.

La mattina dopo, davanti al caffè, gli raccontò la serata per filo e per segno e lui fece finta di nulla, anzi disse che a burraco aveva perso tutto.

Quando però, senza volerlo, Giuseppe intonò “trottolino amoroso du-du-da-da-da” sua moglie pensò che forse qualcosa non le tornava.

 

Chi ha letto questo racconto ha letto anche gli altri racconti scritti per Caffè Vergnano da Luca Bianchini QUI