mercoledì 18 maggio 2016
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Il primo bacio di Veronica

Veronica aveva compiuto diciassette anni e non solo non aveva ancora fatto sesso, ma nessuno l’aveva mai nemmeno baciata.

 

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Ci era andata vicina una volta, a una festa, ma all’ultimo aveva girato la testa dall’altra parte e quando poi aveva cambiato idea il suo principe stava già baciando un’altra. Da allora, non si era più ripresa.

 

Passava ore a limonare davanti allo specchio della sua casa nel paesello, mentre sua madre Assunta la controllava con insistenza, preoccupata del suo silenzio e del suo isolamento, senza sapere esattamente che fare. Tanto più, poi, quando la vedeva baciarsi con lo specchio.

 

Chiamava le compagne di classe perché la invitassero, ottenendo un effetto contrario.  

Le regalava improbabili minigonne.

Era andata a parlare dal parroco.

Aveva chiesto aiuto anche al suo ex-marito che le aveva ripetuto solo una cosa: lasciala stare.

 

Ma lei no.

Assunta si ostinava a gestire il futuro della sua figliola che le sembrava bellissima e sensuale, e non si capacitava come mai non avesse ancora un fidanzatino. Si era intrufolata anche sulla sua pagina Facebook senza trovare nulla di particolare, se non una serie di “mi piace” a personaggi per lei irraggiungibili, da Benji e Fede a Francesco Sole, passando per “Voglio solo Mr Grey”.

 

E poi sua madre non perdeva occasione, quando incontrava i vicini, di dire: “Pensa che una ragazza così bella ancora non ha un fidanzatino…”, e tutti che la guardavano come se fosse un animale strano.

 

Un giorno, l’ennesimo, in cui Assunta piombò nella camera di Veronica pensando come sempre di gestirle il futuro, sua figlia le disse solo: “Lasciami crescere in pace.”

La madre chiuse la porta.

 

Quella frase soffocata conteneva un mondo che lei riuscì stranamente a interpretare. A volte anche i più deboli hanno la forza di parlare, ma riescono a farlo solo gridando, e solo una volta. Ma la signora Assunta capì.

 

Quel fine settimana chiese alla figlia se se la sentiva di stare a casa da sola una sera, perché lei voleva andare a trovare un’amica a Milano: “Se vuoi puoi invitare un po’ di amici”, le scappò di dirle, pentendosi subito dopo.

 

La figlia, per una volta, la prese alla lettera.

 

Il giorno dopo, appena arrivata a scuola, disse che quella sera aveva la casa libera, e chiese a tutti i compagni se volevano andare da lei portando ognuno qualcosa da bere o da mangiare. Nel tardo pomeriggio, sua madre le mandò un messaggio per sapere se era tutto ok, e la figlia rispose solo: “Sì, vengono un po’ di amici stasera a casa.”

 

Assunta divenne così euforica che non riuscì neanche a risponderle per l’entusiasmo. Era galvanizzata: sua figlia, finalmente, passava una sera come tutte le ragazze “normali”.

 

In effetti, dalle otto iniziarono ad arrivare compagni di scuola e altri amici, e poi amici di amici, e tutti avevano qualcosa da mangiare – schifezze, per lo più – e molto da bere, dalle birre alla vodka alla menta. Veronica ne bevve un goccetto e si rilassò. Di colpo, aveva capito tutto della vita.

 

C’era anche Federico, il ragazzo che aveva provato a baciarla ma lei aveva girato fatalmente la testa. Quella sera, invece, parlarono e si divertirono.

 

La vodka andava più veloce delle patatine e verso le dieci di sera la situazione era decisamente fuori controllo. Una ragazza si era addormentata sul letto di sua madre e due ragazzi si erano chiusi in bagno per fare non si sa cosa, impedendo a un altro di andare a vomitare.

 

Veronica ebbe un momento di panico ma Federico, dopo un altro bicchiere di vodka, la prese di nuovo e le disse: “Stavolta non mi scappi.”

 

La trascinò in un angolo, le tappò le orecchie con le mani – come se fossero dentro il tempo delle mele – e la baciò.

 

Veronica si era talmente allenata che sembrava una baciatrice esperta, e anzi era lei a guidare il bacio più di Federico, che restò sorpreso. Quella ragazza tanto timida ci sapeva fare, eccome.

Ma proprio sul più bello sentirono suonare ripetutamente il citofono: erano i vigili urbani chiamati dai vicini.

 

Di colpo, la casa si svuotò e anche Federico, pur innamorato, le disse che fosse meglio per lui andare: “Ti chiamo domani”, le disse prima di darle ancora un ultimo schiocco.

 

Quando la signora Assunta tornò in casa, il mattino dopo, le sembrò che nel loro appartamento fossero passati i ladri: le sedie spostate, i tappeti sporchi, avanzi di patatine dappertutto e bicchieri di plastica nascosti in ogni angolo.

 

Sua figlia, appena la vide, le confessò quello finalmente che si aspettava: “Mamma, ieri ho baciato un ragazzo!”

 

Ma alla madre, in quel momento, non interessava più: “Adesso vai a prendere il mocio e aiutami a sistemare tutto.”

 

Da allora, non sarebbe più intervenuta nella sua vita.