Coffee lovers
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Il World Coffee Museum è stato inaugurato nel novembre 2018 a Buon Ma Thuot, in Vietnam: non è solo un museo, ma un vero e proprio […]
Chi l’ha detto che il caffè si possa soltanto bere? In realtà, esistono tantissimi modi per usarlo in modo creativo, utile e ingegnoso. Qualche esempio? L’impiego […]
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È il luogo in cui cominci la giornata, in cui passi le pause con i colleghi, in cui prendi un aperitivo: ma si chiama bar, caffetteria o caffè? Sebbene nella cultura italiana siano visti essenzialmente come sinonimi, in realtà i termini bar e caffetteria, chiamati anche semplicemente caffè, hanno origini diverse e sono nati per identificare differenti tipi di locale. Ecco le differenze.
La caffetteria o caffè
Fin dai primi locali sorti nel XVI secolo in Medio Oriente, le caffetterie sono sempre state un luogo di aggregazione sociale, in cui, sorseggiando tè o caffè, si poteva ascoltare musica, parlare di politica e giocare a scacchi con gli altri avventori. La storia della caffetteria moderna ha inizio con l’arrivo del caffè in Europa, nel XVII secolo, che raggiunse i principali porti del Mediterraneo grazie alle rotte commerciali con l’Impero Ottomano. Il primo locale in cui fu possibile bere caffè aprì a Venezia nel 1640, ma ben presto le caffetterie sorsero anche a Londra, Marsiglia e Lione.
In Italia, le antiche caffetterie si chiamavano “botteghe del caffè”: il termine “caffè” fu infatti preso in prestito solo nel Settecento dal francese “café”, ritrovo di illuministi e rivoluzionari. Nel secolo successivo, le caffetterie divennero semplicemente dei luoghi in cui rilassarsi e passare il tempo e anche le donne poterono accedervi. Si consolidò quindi l’immagine del caffè europeo, che ben presto sarebbe stato esportato anche all’estero: un locale con grandi vetrine in cui erano esposte le creazioni di pasticceria, tavolini all’esterno e giornali a disposizione degli avventori. In Italia sopravvivono ancora numerosi caffè storici, ma l’evoluzione delle caffetterie non si è certo fermata, grazie all’introduzione di caffè tematici, come quelli che ospitano dei gatti, in cui è possibile leggere manga o accedere ad internet.
Il bar
A differenza dei caffè, i bar non possono vantare un passato di luoghi di aggregazione per scrittori, filosofi e rivoluzionari. Il termine “bar” deriva probabilmente dal latino “barra”, che significa letteralmente “barra” o “barriera”. La barriera da cui hanno preso nome i bar potrebbe essere un riferimento al bancone che si frappone tra il barista e il cliente, ma non è l’unica ipotesi sull’origine del nome del locale. I bar appartengono per lo più al mondo anglosassone, dove indicano un esercizio commerciale dedito soprattutto alla vendita di alcolici. Esistono inoltre vari tipi di bar, tra cui i wine bar, in cui si consuma vino, gli american bar, in cui è possibile ordinare numerosi cocktail, e i lounge bar, eleganti e spesso dotati di intrattenimento musicale. Il primo bar italiano fu aperto a Firenze nel 1898, e il termine “BAR” non era che l’acronimo di “Banco A Ristoro”.
Assistenza e formazione, ma non solo: i locali sono esclusivi dal punto di vista del design, con merchandising e prodotti dedicati.
Bar, caffetteria o casa: l’importante è che sia Vergnano
Nonostante le diverse origini, oggi i caffè e i bar offrono generalmente lo stesso tipo di servizio: in entrambi è possibile prendere un caffè, Vergnano nei locali convenzionati con la nostra azienda, in piedi al bancone o seduti al tavolo, trovare una selezione di paste e ordinare varie bevande alcoliche e analcoliche.
Le mattine in cui non hai voglia di uscire di casa per gustare un buon caffè, prova la nostra miscela in macinato o capsule e raccontaci la tua esperienza. Sei più da bar o da caffè fatto in casa, con la Moka o con la macchina?
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Dalla colazione alla cena, il caffè è una bevanda che ci accompagna nel corso della giornata: come rinunciare a un espresso fumante in pausa al lavoro o al bar mentre si chiacchiera con le amiche? Il caffè mette d'accordo proprio tutti e, oltre ad essere un buon modo per fare il carico di energia, può venire utilizzato come ingrediente in cucina e non rappresenta un pericolo per l'ambiente, dal momento che è completamente riciclabile.
Inoltre, forse alcuni non lo sanno, l’impiego dei fondi di caffè per concimare le piante è un'utile alternativa al concime tradizionale: un valido alleato a costo zero per chi ama prendersi cura del proprio giardino!
I fondi del caffè: perché sono un prezioso concime naturale per le piante
Fertilizzante naturale ed economico: i fondi del caffè, anziché essere gettati e sprecati come facciamo abitualmente, possono arricchire il terriccio, diventando un concime naturale prezioso per le piante.
Ma perchè il caffè può essere d'aiuto nella cura del giardino? La risposta è semplice: esso contiene numerose sostanze nutritive fondamentali per la concimazione: minerali come calcio, magnesio, azoto e potassio. Inoltre, nei fondi di caffè ci sono molte proprietà che si rivelano indispensabili, per esempio, per quelle piante che amano i terreni acidi, ma sono utili anche per concimare ortaggi e alberi da frutto, eventualmente aggiungendo cenere o calce, per avere un concime più completo.
Utilizzare i fondi del caffè nel giardinaggio: istruzioni per l’uso
Per sfruttare a pieno le loro potenzialità, è importante tenere a mente come devono essere conservati i fondi di caffè: è necessario, infatti, asciugarli e riporli in un contenitore di plastica o di vetro, in modo da evitare il più possibile la formazione di muffe.
Ora vediamo, nella pratica, come utilizzare i fondi di caffè nei nostri spazi verdi, in caso di balconi, di giardini o di orti; vi daremo, inoltre, suggerimenti specifici per la cura di fiori, ortaggi, frutti ed erbe aromatiche.
Fondi caffè per il balcone e il giardino
Se le nostre piante sono in balcone, basterà cospargere i fondi di caffè sulla terra dei vasi; se invece le vostre piante si trovano in giardino, dopo aver conservato i fondi di caffè e riempito il contenitore, potrete svuotarlo mischiandolo direttamente il caffè al terriccio delle piante. Il compost così ottenuto non acidifica il terreno, risultando leggermente alcalino; inoltre, l'azoto contenuto nei fondi di caffè aiuterà la crescita delle piante e la loro fioritura.
Con i fondi di caffè è possibile anche creare un fertilizzante liquido: basterà aggiungere due tazze di fondi di caffè in un secchio di acqua e lasciare il tutto in infusione per almeno 24 ore. Si potrà poi spargere il fertilizzante direttamente sulle piante: in questo modo avrete creato un ottimo nutrimento per le foglie, che saranno più verdi e rigogliose!
Se avete una compostiera domestica, potete aggiungere i fondi di caffè per arricchire il restante materiale di scarto, alimentando lombrichi e vermi.
Il caffè: nutrimento per fiori e piante ornamentali
Ricco di sostanze nutritive importanti per la crescita delle piante, è importante ricordare che il caffè è utilizzabile come concime e fertilizzante per le piante che necessitano di un terreno acido o leggermente acido (con PH compreso tra 4 e 6,5).
Avete presente l'intensità del colore blu di alcune ortensie? Beh, potete ottenere un bellissimo blu elettrico proprio grazie all'utilizzo dei fondi del caffè.
Ecco una lista di fiori e piante che possono essere concimati con questa materia prima naturale e a costo zero:
- azalee
- mimose
- camelie
- ortensie
- magnolie
- rododendro
- betulla
- abete
- acero
- gigli
- lillà
- calle
I fondi di caffè come concime ideale nell'orto
Se avete la fortuna di poter coltivare ortaggi e frutta nell'orto di casa vostra, allora sappiate che anche in questo caso i fondi di caffè possono venire in vostro aiuto. Oltre a risparmiare sul costo di fertilizzanti e concimi chimici, potrete utilizzare un prodotto interamente naturale.
Non tutti sanno che il caffè favorisce la crescita di carote e ravanelli: sarà necessario semplicemente aggiungere i fondi di caffè ai semi di questi ortaggi durante la fase di semina.
Ecco una lista di frutta, verdura e delle erbe aromatiche che possono essere concimate con i fondi di caffè:
- tra le erbe aromatiche: prezzemolo, basilico, aneto, pepe, aglio
- tra i frutti di bosco: mirtilli, more, lamponi
- Cavoli (cavolfiore, broccoli, etc)
- tra la frutta: mele, melone, pomodori
- tra le verdure: melanzane, cetriolo, zucca, zucchine, mais
- tra i tuberi, radici e bulbi: patate classiche, patate dolci, carote, rabarbaro, rape, ravanelli etc)
Il caffè: un pesticida e repellente naturale
Oltre ad essere un ottimo concime e fertilizzante, grazie alla sua acidità a consistenza, il caffè può essere utilizzato anche come pesticida e repellente naturale per tenere lontane lumache, formiche e vermi dai vostri spazi verdi.
Potete provare semplicemente versando una manciata di polvere di caffè direttamente attorno alla pianta, formando un cerchio. In alternativa, potete usare la stessa polvere per delimitare il confine del vostro giardino: difficilmente insetti e chiocciole riusciranno a penetrare all'interno!
Il caffè è la seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l'acqua e ad essa appartengono proprietà benefiche importanti. Oltre ad essere una bevanda gustosa di cui sempre più si fa fatica a resistere, che sia sotto forma di capsule compatibili Nespresso o caffè in grani, è innegabile che sia ormai nella maggior parte delle case degli Italiani, offerta dopo i pasti e condivisa con amici e parenti.
Ora sappiamo che, oltre a questo, il caffè può essere una buona alternativa ai concimi e ai fertilizzanti chimici, dal momento che è totalmente naturale e quindi meno dannoso per la nostra salute e quella delle nostre piante.
Oltre al giardinaggio, il caffè si presta anche ad essere utilizzato in molti modi diversi. Se alla mattina non riuscite a resistere al profumo della moka sul fornello, vi suggeriamo 15 usi alternativi del caffè che forse ancora non conoscete.
A questo punto non resta che iniziare a conservare il fondo del prossimo espresso e...attenzione al vostro pollice verde!
Poltrone, amache sospese, postazioni per la lettura, veri e propri letti dove fermarsi durante il giorno per un momento di relax fuori casa: sono i Nap Bar, i locali dove, invece che mangiare, ci si riposa.
La moda è nata a Tokyo per poi espandersi in tutto il mondo: New York, Buenos Aires, Dubai, Houston, e poi Parigi, Londra, Bruxelles e Madrid. Nel 2017 ha aperto il primo Nap Bar italiano, a Nichelino in provincia di Torino, e successivamente uno a Milano.
Tutti pazzi per la pennichella: ma come funzionano i Nap Bar e perché piacciono tanto? Scopriamolo insieme.
I benefici della pennichella in un Nap Bar
Il primo Nap Bar ha aperto in Giappone, uno dei paesi con i ritmi più frenetici al mondo, per permettere ai lavoratori di ricaricare le batterie durante le lunghissime giornate in ufficio.
Numerosi studi scientifici hanno evidenziato che il riposino pomeridiano è un vero toccasana per mente e corpo.Tra questi, quelli dell’Università tedesca di Saarland e della Sleep Foundation negli USA hanno dimostrato che la pennichella diurna amplifica fino al 40% la creatività di una persona. Inoltre, dormendo un po’ a metà giornata, si riduce lo stress, cala la pressione, diminuiscono i rischi cardiovascolari e migliora il metabolismo.
Uno studio simile è stato effettuato addirittura dalla NASA: i piloti che riposavano di pomeriggio avevano prestazioni professionali migliori del 34% rispetto a quelli che non avevano questa abitudine.
Non bisogna però esagerare: è sufficiente riposare tra i venti e i quarantacinque minuti, e preferibilmente tra le 13 e le 15. Se si dorme di più, il corpo entra nella cosiddetta “inerzia del sonno” e al risveglio ci si sente intontiti.
Insomma, chi dorme di più – ma non troppo – vive e lavora meglio!
Anche grandi aziende, come Google, hanno valutato i benefici della pennichella per i propri dipendenti: nel quartier generale di Sidney ci sono apposite postazioni per rilassarsi dopo la pausa pranzo. Attenzione però: il tempo in cui si dorme in azienda viene sottratto ai giorni di vacanza!
Proprio in questo contesto sono nati i Nap Bar dove, invece che ordinare un caffè, una fetta di torta o il tè delle cinque, scegliamo dove, come e quanto riposarci.
Alla scoperta dei Nap Bar
Location particolari e arredamento di design: ma cosa trova esattamente una persona dentro un Nap Bar?
Non solo letti, ma anche postazioni di lettura e di lavoro, con lampade, copertine e poggiapiedi, scrivanie attrezzate con prese per ricaricare tablet, telefono, computer e wifi.
In alcuni Nap Bar è possibile anche ordinare qualcosa da bere e da mangiare, per esempio un buon caffè con un pasticcino per ricaricarsi al massimo al momento del risveglio.
Le tariffe variano in base al servizio scelto e al tempo di permanenza, e permettono anche di optare per paure di soli quindici minuti, per incentivare anche i riposini brevissimi.
Nap Bar: cosa c’è sul menu?
In un Nap Bar si può scegliere innanzitutto come si preferisce riposare: su un letto singolo, matrimoniale, oppure a castello, o perché no, su una poltrona, con un bel libro in mano, anche senza dormire.
Non mancano poi amache, divanetti, cuscini giganti e sdraio reclinabili e, in alcune location, spazi all’aperto, dove rilassarsi prendendo il sole o all’ombra degli alberi.
Per esempio, nel Nap Bar di Dubai troverete morbide chaise longue che sembrano dune del deserto, quello di Houston ricorda una navicella spaziale, con letti futuristici e metallizzati. Il Nap Bar di New York vi accoglie con un cielo stellato, e in quello di Madrid ci sono sia spazi comuni che piccole camere con letti di legno che ricordano tanto un campeggio glamour, con tanto di comodini e appendiabiti.
Un riposino per tutti i gusti, insomma!
Nap Bar, chi sono i clienti?
I principali clienti dei Nap Bar sono lavoratori che fanno “un salto al bar” prima di tornare in ufficio. Ma non mancano viaggiatori che hanno bisogno di una pausa, smart worker che non hanno un ufficio dove fermarsi o magari genitori assonnati che hanno passato la notte in bianco.
Il sonno è un beneficio per tutti, no?
Per una nuova cultura del sonno
La nascente moda dei Nap Bar racconta molto sui cambiamenti che stanno avvenendo, sia nella vita che sul lavoro.
Così come negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita di servizi come i coworking, il cohousing, il car sharing e il bike sharing, con i Nap Bar assistiamo ad un nuovo modo di concepire lo spazio privato del sonno.
Ritagliarsi un momento durante la giornata per fare un pisolino in compagnia di altre persone riduce forse l’intimità del momento, ma genera un’opportunità che non avremmo avuto. rendere ancora più produttiva e allo stesso tempo la giornata.
E voi, se aveste la fortuna di avere uno Nap Bar vicino, vi fermereste per un pisolino?
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Ci sono altre informazioni che, invece, ignoriamo: in pochi sanno che, nel mondo, 125 milioni di persone lavorano nelle piantagioni di caffè e che il 70% sono donne.
Solo in Repubblica Dominicana, il 35% di piccoli produttori di caffè è costituito da donne che, purtroppo, non ricevono un supporto economico adeguato per portare avanti la propria attività.
Women in Coffee, il progetto che sostiene ADOMUCA
Proprio per questo è nato Women in Coffee, il “sogno” di Caffè Vergnano per il 2019: un impegno concreto per sostenere progetti di donne che lavorano nelle piantagioni di caffè.
Le produttrici hanno infatti limitazioni di accesso alla proprietà fondiaria, al credito, alle trattative di mercato, alle tecnologie, e anche a sementi e acqua, a causa della forte disparità voluta da una società fortemente sessista.
Proprio per questo, Caffè Vergnano ha deciso di sostenere ADOMUCA, l’associazione no profit dominicana di donne che lavorano nelle piantagioni: in particolare, Vergnano si occuperà di finanziare la creazione di un laboratorio per la tostatura, macinatura e impacchettamento del caffè nellaValle Hondo, che sarà gestito da 20 donne.
Il progetto manda un messaggio forte e chiaro: l’equità di genere in questo settore può esistere, e per raggiungerla bisogna investire affinché sempre più donne possano lavorare autonomamente.
Le donne della Valle di Hondo: le storie di Quisqueya e Andrea
Una notte di più di trent’anni fa, in Repubblica Dominicana, una giovane madre di nome Quisqueyasveglia i suoi gemelli di appena un anno, e li porta via di casa, per allontanarsi dal marito alcolista.
Quello che non sa ancora è che quella decisione cambierà non solo la sua vita, ma anche quella di molte altre persone.
Quisqueya ha ventisette anni, è una donna volenterosa, vuole lavorare e mantenersi da sola. Va a vivere a casa dei genitori e, per due anni, assiste la madre malata e si occupa dei bambini. Poi i suoi figli crescono, e lei inizia a lavorare insieme al padre in una piantagione di caffè. È il 1991.
In Repubblica Dominicana, la condizione della donna che lavora nelle piantagioni è molto sfavorita rispetto a quella dell’uomo: è pagata molto meno, lavora in condizioni di fatica e, pur avendo un ruolo fondamentale nel sostentamento della famiglia, non le vengono riconosciuti un salario e un trattamento adeguato.
È proprio lì, nella piantagione, che Quisqueya sente parlare per la prima volta di un gruppo di donne che sta creando un’associazione per tutelare il lavoro femminile nelle piantagioni, e si mette in contatto con loro. Ed è così che, nel giro di poco tempo, è Quisqueya stessa a guidare il Centro dei Coltivatori di caffè di Hondo Valle, associazione di 1.200 membri, in maggioranza donne. Oggi ha 59 anni, è la presidentessa del Centro, continua a lavorare in piantagione e cresce i suoi quattro nipoti.
Andrea ha 64 anni e nove figli: sei femmine e tre maschi, anche lei lavora in una piantagione di caffè in Repubblica Dominicana, e appartiene al Centro di cui Quisqueya è presidente.
Andrea è figlia di produttori, ha sempre lavorato in mezzo al caffè, fin da bambina, e oggi al Centro lavora anche suo marito.
Oltre a questo, Andrea ha una piccola attività dove produce articoli per la sicurezza alimentare a km zero.
Le storie di Quisqueya e Andrea si sono intrecciate quando entrambe sono diventate attiviste nei gruppi per la tutela del lavoro femminile nelle piantagioni. Nelle prossime settimane ne scopriremo altre: storie di donne che, per tradizione o per scelta, oggi lavorano nelle piantagioni e si impegnano attivamente perché il lavoro femminile sia valorizzato economicamente e incentivato con benefici pratici per lo sviluppo dell’imprenditoria.
Grazie al loro impegno, possiamo gustare un caffè che è buono nel gusto e porta un valore buono: quello dell’equità.
Pink Collection Vergnano, per sostenere le donne nelle piantagioni di caffè
Per permettere a tutti gli amanti del caffè di sostenere il progetto, Caffè Vergnano ha creato una collezione speciale tutta al femminile, la Pink Capsule Collection: moka e tazzine rosa, confezione in lattina, una borsa in juta e un grembiule.
Una linea pensata per le donne che vogliono aiutare concretamente altre donne: una parte del ricavato sarà infatti devoluto, tramite il progetto Women in Coffee, per l’acquisto della tostatrice a Hondo Valle, dove lavorano anche Quisqueya e Andrea.
Un modo per sostenere un sogno e permettere a tante altre storie positive di essere raccontate.
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È proprio l’espresso, infatti, ad essere diventato il sinonimo del caffè italiano, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Una preparazione che consiste nel pressare la polvere del caffè facendo in modo che dall’incontro con l’acqua bollente si crei una bevanda dal sapore e dell’aroma inconfondibile.
Vediamo, quindi, quali sono le caratteristiche di un autentico espresso italiano e come fare ad ordinarlo all’estero, senza evitare equivoci.
Le caratteristiche dell’espresso italiano
L’autentico espresso italiano si contraddistingue per il suo sapore equilibrato: il caffè che potete assaporare al bar potrà essere più o meno acido o più o meno dolce, ma nel complesso deve avere un sapore equilibrato, evitando picchi di gusto in una direzione o nell’altra. Una caratteristica che, per i più, è indispensabile è la consistenza della crema che deve ricoprire interamente il caffè e resistere nella tazzina per almeno 1 minuto o 1 minuto e mezzo.
Per quanto riguarda la quantità di caffè da utilizzare, Il disciplinare italiano prevede 7 grammi di caffè macinato, anche se all’estero i baristi ne utilizzano anche il doppio o il triplo.
Come ordinare un espresso all’estero: istruzioni per l’uso
Ora che abbiamo visto quali sono le caratteristiche di un autentico espresso italiano, non ci resta che scoprire come ordinarlo all’estero, avvicinandosi il più possibile al gusto a cui siamo abituati (anche se ammettiamolo, è davvero difficile)!
Il caffè espresso in Inghilterra
Siete atterrati da poco all’aeroporto e non vedete l’ora di bervi un buon espresso per cominciare al meglio il vostro soggiorno nel Regno Unito? Niente paura, ricordatevi che ordinare un espresso in Inghilterra è più semplice di quanto si pensi, basterà infatti dimenticarsi del termine italiano “caffè” e anziché ordinare un “Coffee” chiedere direttamente un “Espresso”. Potrete poi decidere se optare per la variante “Single” (un semplice espresso) o “Double” (un doppio espresso), con l’aggiunta di un terza variazione possibile, ovvero il “Double, but short” ovvero il doppio espresso, ma ristretto.
Come ordinare un espresso in Francia
Se hai pianificato un viaggio romantico a Parigi o un tour itinerante in Costa Azzurra, ricordati che il caffè espresso come lo conosciamo in Italia non è così semplice da trovare o quantomeno bisogna stare attenti alle alternative che si trovano in Francia. Qui, infatti, questa bevanda viene consumata generalmente al tavolo e non al bancone, ma cosa ancora più importante, tra café au lait (caffè con aggiunta di latte), renversé (caffelatte in cui la quantità di latte è doppia rispetto a quella di caffè) e café crème (caffè con panna liquida), l’ordinazione fa davvero la differenza. Per avere qualcosa che si avvicini il più possibile a un espresso dovrai ordinare un cafè serrè (ovvero ristretto).
L’espresso italiano in Germania
Se entri in una caffetteria tedesca e chiedi “eine Kaffe” senza specificare nient’altro, è molto probabile che ti vedrai servito un Cafè Creme, un caffè lungo realizzato con un’apposita macchina per espresso con doppio portafiltro.
In Germania il caffè si sorseggia a lungo, magari accompagnato da una dolce fetta di torta in compagnia degli amici. Se però avete nostalgia dell’espresso italiano, potete sempre provare ad ordinare un cafè, pronunciando l’accento sulla “e finale”, dal momento che il caffè tedesco (Kaffe) si pronuncia con l’accento sulla “a”.
Come ordinare un espresso in Spagna
Se avete in programma un soggiorno in qualche bella spiaggia della Spagna, anche qui dovete fare attenzione perché le tipologie di caffè presenti sono davvero tante!
Se desiderate un caffè espresso italiano potete provare a chiedere un Café Cortido (state attenti però a non confondervi con il Café Cortado, che corrisponde al nostro “macchiato”) o in alternativa potete un Café Solo, un cafè nero ristretto.
L’ espresso italiano in Portogallo
Il Portogallo, con le sue spiagge e calette non ancora prese d’assalto dai turisti, è una delle mete più amate per chi desidera concedersi una pausa di relax lontano dal caos cittadino, senza rinunciare alla cultura. Se durante la vostra vacanza vi venisse voglia di un espresso italiano, qui potete semplicemente ordinare un “Expresso”, con diverse varianti: “Un’italiana”, se lo desiderate ristretto, “Cheio” per avere una versione più lunga e “Duplo” per avere due espressi nella stessa tazza.
Come ordinare un espresso negli Stati Uniti
Se hai deciso di trascorrere le tue vacanze fuori dall’Europa per concederti un bel tour negli Stati Uniti, saprai certamente che qui il caffè per eccellenza è per l’appunto l’americano. Lungo e rigorosamente bollente, va sorseggiato comodamente seduti su una poltrona o dentro al classico bicchiere take away. Se però non riuscite proprio a togliervi l’espresso italiano dalla testa, basterà ordinare un “espresso” anziché un semplice “coffee”. Se siete a New York, per esempio, ricordatevi che ci sono numerose pizzerie e ristoranti italiani che offrono la possibilità di bere un caffè espresso nel corso della giornata.
Ora che avete a disposizione una piccola guida su come ordinare il caffè espresso all’estero, non rimane che augurarvi buon viaggio!
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Quest’anno Caffè Vergnano propone tre miscele dedicate al retail export che – già dai loro nomi – raccontano l’italianità tutta da gustare: è la gamma City Line, con Cortina, Portofino e Amalfi, tre gusti per celebrare il fascino italiano conosciuto in tutto il mondo.
Andiamo alla scoperta di queste tre città per scoprire il vero gusto dell’Italia che si dirama lungo i vicoli di Amalfi, tra le barche ormeggiate a Portofino e tra le cime che circondano Cortina: una di queste destinazioni potrebbe essere la vostra prossima meta!
Cortina, la Perla delle Dolomiti
Cortina d’Ampezzo, paese di montagna in provincia di Belluno, è soprannominata la “Perla delle Dolomiti”: circondata da massicci montuosi famosi in tutto il mondo, è da scoprire sia d’estate, con escursioni e passeggiate, che d’inverno, con oltre 140 km di piste da sci mozzafiato. Circondata da cime celebri, tra cui le Tofane e il Monte Cristallo, la conca in cui si trova Cortina si estende dal Passo Falzarego al Passo Tre Croci.
Cos’è che rende così speciale Cortina, prediletta dagli italiani ma scelta anche da nomi quali Hemingway, Indro Montanelli e Dino Buzzati? Sicuramente il panorama sublime che si gode guardandosi intorno, e il clima assolato dovuto al suo essere racchiusa tra le montagne. Inoltre, è una città viva culturalmente, dove non mancano le attività da fare all’aperto, le numerose occasioni di relax e l’ottimo cibo locale.
Per un’estate a Cortina si possono scegliere numerose passeggiate tra i rifugi e le malghe, e una volta arrivati in cima è il momento di gustare le ricette locali preparate a 2000 metri d’altezza.
Chi preferisce rimanere in città, può passeggiare tra luoghi di interesse storico e artistico, prima tra tutti la Basilica dei Santi Filippo e Giacomo con il suo campanile di 70 metri, vero simbolo della città, per poi dirigersi al Museo d’Arte Moderna, al Museo Paleontologico e all’ Etnografico, oppure a fare shopping tra le vie del centro.
La miscela “Cortina” di Caffè Vergnano City Line rappresenta perfettamente il mix di relax e divertimento che si trova in questa città: ha infatti un sapore aromatico, fragrante e allo stesso tempo dolce, per dare vita all’insieme di sapori ed esperienze che la Perla delle Dolomiti può offrire.
Portofino, mare e raffinatezza in Liguria
Dalle cime che sfiorano i 3000 metri di Cortina a un tuffo nell’acqua blu di Portofino, un villaggio di pescatori in Liguria che conta appena 400 abitanti, amato e conosciuto in tutto il mondo.
Il mare turchese, le case color pastello, le barche ormeggiate accanto a cui ogni giorno si vedono sfilare gli yacht e le barche a vela di chi sceglie questa destinazione per le sue vacanze sull’acqua. Portofino racchiude attrattive di diverso tipo, e proprio per questo la sua fama è internazionale: chi ama l’arte e la cultura non può perdersi l’Oratorio gotico di Santa Maria Assunta, la chiesa di San Giorgio arroccata su un promontorio, il Castello Brown che fu una fortezza militare, e il faro panoramico di Punta del Capo.
Da non perdere poi l’Abbazia di San Fruttuoso, un’oasi di bellezza, colori e pace, che si può raggiungere a piedi o in barca. Chi vuole godersi il mare potrà poi raggiungere Paraggi, l’unica spiaggia di sabbia nei dintorni, e gli appassionati di immersioni vengono da tutto il mondo per ammirare il Cristo degli Abissi, una scultura di bronzo che si trova a 17 metri di profondità.
Non solo mare, ma anche sentieri di trekking panoramico e ottimo cibo con cui ristorarsi: al termine di una nuotata o di una camminata ci si potrà godere un piatto di pasta al pesto, una focaccia ligure e una dissetante mela limonina, varietà che cresce solo in questa zona.
Caffè Vergnano ha interpretato Portofino con una miscela fragrante e dal gusto rotondo e pieno, proprio come questo villaggio pittoresco che, nella sua semplicità e raffinatezza, ha un carattere definito e amatissimo dagli italiani e in tutto il mondo.
Amalfi, terra di storia e bellezza
Amalfi, in Campania, completa il nostro “viaggio” alla scoperta di questa estate italiana fatta di storia e sapori, colori e profumi: città dalla storia gloriosa e dall’architettura sorprendente, Amalfi accoglie i turisti tra i suoi vicoli bianchi e i panorami soleggiati con vista su una delle costiere più celebri del mondo, quella amalfitana.
Insieme a Genova, Venezia e Pisa è stata una delle Repubbliche Marinare che hanno scritto la storia del Mediterraneo, e oggi l’Arsenale – il cantiere dove venivano costruite le navi della flotta – ospita un museo permanente. Inoltre ogni quattro anni si svolge una rievocazione storica che attira turisti da tutto il mondo, la Regata delle Repubbliche Marinare.
Nel centro città, il Duomo di Sant’Andrea incanta con le sue pietre bianche e nere e i suoi archi dove si creano giochi di luce e d’ombra molto amati per le fotografie: da qui si diramano vicoletti pieni di negozi, ristoranti e botteghe di artigiani. Da non perdere poi i dintorni di Amalfi, per esempio Atrani, cittadina adiacente, e il fiordo di Furore, un’insenatura strettissima scavata nella roccia sulla quale passa una strada panoramica che merita una sosta.
Amalfi non poteva che essere rappresentata dalla miscela più fresca e acida della linea City Line, perfetta per celebrare un luogo dalla storia così intensa.
Caffè Vergnano reinterpreta l’italianità con la nuova City Line
Queste tre città raccontano la vera anima italiana, fatta di cultura, territorio e natura che si fondono in maniera incantevole, proprio come fanno le miscele di Caffè Vergnano, con i loro sapori autentici.
Inoltre, i blend City Line sono certificati UTZ, il programma di sostenibilità che identifica in maniera chiara un prodotto la cui realizzazione ha tenuto in considerazione aspetti etici ed ambientali.
Tutte le informazioni sulle miscele City Line sono disponibili sul sito: intanto buon viaggio e buona estate alla scoperta di gusti e colori unici che il nostro Paese sa regalarci.
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Il Museo Internazionale del Caffè è stato voluto dalla multinazionale Trung Nguyen Investment Group, che ha scelto Buon Ma Thuot, nella regione del Dak Lak, proprio perché è uno dei territori a più alta vocazione produttiva della Nazione: scopriamo insieme come è organizzato il World Coffee Museum, attraverso un viaggio virtuale tra le sue sale.
Concept moderno e respiro internazionale: i numeri del World Coffee Museum
Il Museo vanta quasi 10 mila metri quadrati di superficie, 3 gallerie espositive, un bistrot, una biblioteca, un’area eventi e la zona dei laboratori didattici, il tutto ospitato in una costruzione che ricorda le case tradizionali di questi territori, con un design modernissimo al suo interno.
Soffitti alti che lasciano entrare la luce dalle vetrate, un'architettura morbida e circondata dal verde, per raccontare il caffè come bevanda che viene direttamente dalla natura.
La curatrice del Museo è italiana: Chiara Isadora Artico, dell’Agenzia Current Corporate, e ha spiegato in svariate interviste che l’obiettivo del World Coffee Museum è quello di raccontare la storia del caffè come storia dello sviluppo umano.
La collezione conta, infatti, oltre 10.000 pezzi collegati alla storia del caffé: utensili, macchinari e manufatti artigianali dall’antichità fino ai giorni nostri, per dimostrare al visitatore come questa bevanda abbia sempre fatto parte della nostra storia.
Scelta interessante è stata poi quella di non chiudere gli oggetti sotto teche di vetro: il visitatore è completamente in connessione con la storia del caffè, tanto che, oltre al percorso espositivo, c’è un percorso esperienziale, dove si può conoscere questa bevanda attraverso i cinque sensi.
Attività, laboratori ed esposizioni all’interno del World Coffee Museum
L’azienda che ha commissionato la costruzione del Museo ha scelto di non esporre nessuno dei suoi prodotti commerciali, evitando così l’autoreferenzialità: l’intento del museo è, invece, quello di comunicare il valore più profondo del caffè, attraverso testimonianze, reperti ed esperienze dirette.
L’organizzazione delle sale porta il visitatore in un viaggio immersivo, anche grazie all’ausilio di nuove tecnologie, dal digitale alla realtà virtuale: vediamolo insieme, e proviamo a immaginare di trovarci tra le ampie sale del World Coffee Museum.
Allestimento e collezioni
Le gallerie museali prendono forma all’interno di un’architettura che riproduce le abitazioni tipiche della zona vietnamita del Dak Lak, con muri di pietra e tetti spioventi di paglia. Qui sono ospitati i reperti, da quelli archeologici a quelli moderni: il visitatore cammina così in mezzo agli oggetti che raccontano la storia del caffè nel mondo.
Tra questi, c’è una collezione di metalli di epoca ottomana utilizzati per preparare e servire il caffè, statue di legno etiopi, macine europee dell’800, cimeli del mondo asiatico zen che servivano per contemplare il caffè ancora prima di berlo, e addirittura una barca di 10 metri, utilizzata dalle popolazioni vietnamite che vivevano di coltivazioni e migravano in base ai raccolti.
Laboratori e stimolazioni esperienziali
L’area laboratoriale è pensata per sollecitare i sensi del visitatore, ed è dedicata ad adulti e bambini: si possono annusare miscele e fragranze, ascoltare i suoni dei tamburi in pelle che suonavano le popolazioni vietnamite che vivevano di coltivazione, toccare il suolo vulcanico del Vietnam che contribuisce a far crescere le piante di caffè.
Nel World Coffee Museum, il caffè non è un solo un prodotto e nemmeno solo una bevanda: è una vera e propria esperienza che viene narrata attraverso i secoli.
Il visitatore ne esce incantato e avvolto dal profumo della polvere, dal colore dei semi e dalla fragranza dei chicchi e quando berrà la prossima tazza di caffè, saprà che sta bevendo un pezzo di storia dell’umanità.
Tutte le informazioni sul World Coffee Museum:
Indirizzo e orari: Nguyen Dinh Chieu St, Tan Loi Ward, Buon Ma Thuot City, Dak Lak Province (Vietnam)
Aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 17.30
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Il caffè è, infatti, un ottimo scurente ed è perfetto per rinnovare oggetti e mobili regalando loro una sfumatura più calda e “vissuta”. In questo articolo vi mostreremo sia la tecnica per tingere il legno con il caffè sia quella per scurirlo con aceto e lana d’acciaio. Pronti per questo viaggio nel fai da te?
Come tingere il legno con il caffè
In natura esistono diverse sostanze che consentono di tingere oggetti e tessuti in modo totalmente green. Il legno, ad esempio, può essere colorato con curcuma, zafferano, mallo di noce, succo di mirtilli, tè e caffè, solo per fare alcuni esempi: tutte soluzioni naturali per una colorazione fai da te 100% ecologica. Tingere il legno con il caffè, in particolare, permette di ottenere un leggero effetto scurente, modulabile in base al numero di passate di colore che decideremo di dare alla superficie.
Come trattare il legno prima della tinteggiatura
Si tratta indubbiamente del passaggio più noioso di tutto il lavoro, ma necessario per ottenere un buon risultato: stiamo parlando del trattamento del legno prima della tinteggiatura, operazione essenziale sia in caso di superfici mai trattate sia in presenza di precedenti strati di vernice. La carteggiatura è il metodo più diffuso per levigare il legno rendendolo maggiormente pronto a ricevere la colorazione; prima di iniziare a passare il colore, ricordate inoltre di rimuovere dal legno tutta la polvere che deriva da questo passaggio.
La tecnica per colorare il legno con il caffè
Se desiderate scurire il legno chiaro con un effetto che preservi le venature e che non risulti coprente, la tecnica che stiamo per suggerirvi fa proprio al caso vostro. Per procedere serviranno semplicemente del caffè ristretto e un pennello per distribuirlo. Per quanto riguarda la quantità di caffè da preparare, questa varierà in base all’ampiezza della superficie da tingere e alle mani di pittura che vorrete dare. Ecco tutti gli step da seguire:
Procedimento
- La prima parte del lavoro consiste nella preparazione del caffè, che andrà un po’ raffreddato prima di iniziare la tinteggiatura;
- Per verificare la tonalità, consigliamo di fare un primo test su una superficie di legno uguale a quella da trattare; una volta verificato il risultato (tenete conto che se appare troppo chiaro potrete scurire con ulteriori passate), stendete il caffè su tutta la superficie da tingere, cercando di distribuirlo in modo uniforme.
- Conclusa la prima passata, lasciate asciugare. Come anticipato, se volete aumentare l’effetto scurente, potete passare altre mani di pittura finché non avrete ottenuto la colorazione desiderata, attendendo sempre che lo strato precedente di colore si sia asciugato.
Il metodo per tingere il legno con aceto e lana d’acciaio
Dopo aver visto come verniciare il legno con il caffè, vi proponiamo un altro sistema per conferire a questa superficie un effetto “vissuto”, proprio come se fosse stata sottoposta alle intemperie e all’azione del tempo. La tecnica prevede l’utilizzo di aceto e lana d’acciaio: il potere colorante deriva, infatti, dalla reazione fra questi due elementi, e servono alcuni giorni perché la miscela sia pronta. Per questo lavoro, consigliamo l’utilizzo di una matassa di lana d’acciaio fine. Ecco come fare:
Procedimento
- Inserite all’interno di un vasetto di vetro dei pezzi di lana d’acciaio, sfilacciandola un po’ per fa sì che si inneschi più facilmente la reazione con l’aceto. Nel maneggiare la lana d’acciaio suggeriamo di utilizzare dei guanti, in modo da non ferirsi;
- Riempite quindi il vasetto con l’aceto, chiudete il coperchio e lasciate riposare per 3 giorni. Si tratta di una tempistica indicativa: in base all’intensità della colorazione che volete ottenere, è infatti possibile attendere più o meno tempo;
- A questo punto versate la miscela di aceto in un altro contenitore, avendo cura di filtrarla per eliminare eventuali residui metallici dovuti alla lana d’acciaio;
- Ora che il vostro composto è pronto, potete iniziare con la tinteggiatura, che consigliamo di eseguire all’aperto o in un luogo arieggiato. Anche in questo caso, per capire che tipo di colorazione avete ottenuto, l’ideale è fare una piccola verifica su altre superfici della stessa tipologia di quella da trattare. Il colore, inizialmente, apparirà trasparente ma asciugandosi scurirà;
- Se la tonalità è troppo scura, potete diluire la miscela con dell’acqua per schiarirla; se al contrario è troppo chiara, passerete più mani di colore.
Cosa ne pensate della tecnica per tingere il legno con il caffè e di quella con aceto e lana d’acciaio? Avevate già sperimentato questi sistemi?
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Caffè in grani: caratteristiche e dispersione aromatica
Rispetto al caffè macinato, il caffè in grani non solo resiste meglio al deterioramento, dal momento che la miscela macinata è maggiormente esposta all'ossidazione, ma garantisce la massima fragranza degli aromi, che vengono sprigionati solo al momento della macinazione, come avviene al bar.
Tuttavia, anche i grani di caffè hanno una “durata” limitata nel tempo: il loro apice aromatico è compreso tra le 18 ore e i 10 giorni dopo la tostatura. Gli amanti del caffè in grani dovranno quindi prestare la massima attenzione alla pulizia del macinino e ad acquistare il prodotto solo quando ne prevedono il consumo nelle due o tre settimane successive.
In commercio è possibile trovare il caffè sia nel packaging sottovuoto, che nel barattolo. Entrambe le soluzioni sono sicure, anche se la confezione sottovuoto è senza dubbio più pratica e meno ingombrante in vista dello smaltimento.
I nemici del caffè in grani
La corretta conservazione del caffè in grani è fondamentale se non si vuole disperdere l'aroma dei chicchi dopo poco tempo. Attraverso la tostatura, infatti, i grani oltre ad aumentare il loro volume, diventano anche più porosi e facilmente attaccabili da aria e umidità.
Inoltre, sul chicco tostato è presente una parte lipidica (formata da grassi naturali) che, se entra a contatto con gli agenti atmosferici, può irrancidire.
I principali fattori atmosferici che possono compromettere la freschezza e l'aromaticità del caffè in grani sono:
- aria
- umidità
- calore
- luce
Dal momento che il contatto con l'aria e l'umidità possono modificare le qualità organolettiche dei grani, il packaging più indicato per commercializzare il caffè è il sottovuoto: esso si rivela indispensabile per mantenere inalterati gli aromi e i profumi “da caffetteria” e preservarli anche durante il trasporto, l'immagazzinamento e la vendita. Tuttavia, anche se si presta la massima attenzione, è necessario ricordarsi che aria e umidità si insinuano nei contenitori ogni volta che vengono aperti. Inoltre, anche la luce e il calore, insieme agli sbalzi di temperatura possono ostacolare la corretta conservazione del caffè.
Caffè in grani: come conservarlo
Per preservare gli aromi dei grani e assicurarsi una buona conservazione del caffè è necessario tenere a mente queste poche e semplici indicazioni:
- Utilizzare un contenitore ermetico non trasparente
La soluzione migliore per conservare i chicchi di caffè è il travaso in barattoli ermetici, preferibilmente di vetro (non trasparente), ceramica, acciaio o plastica di ottima qualità. É importante che dai materiali non vengano rilasciati odori e che l’aria e la luce non filtrino attraverso i barattoli. Inoltre, è preferibile non utilizzare un recipiente troppo grande rispetto alla quantità di caffè contenuta, per evitare che si crei un volume d'aria eccessivo all’interno. Una buona soluzione potrebbe essere, per esempio, l'utilizzo di barattoli con possibilità di sottovuoto (attraverso pompe manuali o meccaniche). Bisogna ricordarsi anche di lavare sempre il contenitore dopo averlo svuotato, prima di riempirlo con il caffè della nuova confezione.
- Riporre il contenitore in un luogo asciutto e fresco
Come riportato sulle confezioni, il barattolo ermetico dovrà essere disposto in una credenza chiusa e lontano da fonti di calore, come termosifoni, forni e motori di frigoriferi. Ricordatevi di riporre il contenitore su un pensile che non sia illuminato direttamente da raggi solari. La corretta temperatura di conservazione del caffè va dai 15 ai 25 gradi centigradi, con un'umidità dell'aria vicino al 50%.
- Macinare i grani prima del consumo
Per conservare il caffè in tutta la sua ricchezza aromatica, è importante che i grani vengano macinati subito prima del consumo, in quantità ridotte. Questo perchè il 50% dell’aroma si disperde dopo mezz’ora dalla macinatura, per cui potremmo non ritrovarlo nella nostra tazzina.
Conservare il caffè in grani: cosa non fare
Ci sono alcuni falsi miti e credenze popolari sulla conservazione del caffè, che possono rivelarsi dannosi per il mantenimento dell'aroma. Vediamo insieme cosa non fare se si vuole conservare correttamente il caffè in grani:
- Conservare il caffè in frigorifero
Nonostante sia un'abitudine molto diffusa, è sconsigliato conservare i grani in frigorifero o in freezer. Lo shock termico e gli sbalzi termici, provocati dall'uscita dal frigorifero, possono determinare la formazione di condensa nel recipiente, uno dei principali nemici della conservazione. Se il contenitore di caffè viene riposto in freezer, gli aromi dei grani si deprimono e i grassi naturali si danneggiano.
- Aggiungere elementi nel caffè
Un'altra credenza comune è quella che vede l'introduzione di alcuni oggetti estranei nel caffè, allo scopo di mantenere l'umidità naturale del caffè. Per esempio, tra i più utilizzati ci sono i tappi di sughero o una buccia di mela, ma è bene evitarli, perchè il rischio è quello di favorire l'irrancidimento e di contaminare l'aroma autentico del caffè.
Ora che sappiamo come conservare il caffè in grani, non ci resta che dotarci di un comodo macinacaffè e metterci al lavoro per ottenere una bevanda dal gusto deciso e dall’aroma inconfondibile!
È il luogo in cui cominci la giornata, in cui passi le pause con i colleghi, in cui prendi un aperitivo: ma si chiama bar, caffetteria o caffè? Sebbene nella cultura italiana siano visti essenzialmente come sinonimi, in realtà i termini bar e caffetteria, chiamati anche semplicemente caffè, hanno origini diverse e sono nati per identificare differenti tipi di locale. Ecco le differenze.
La caffetteria o caffè
Fin dai primi locali sorti nel XVI secolo in Medio Oriente, le caffetterie sono sempre state un luogo di aggregazione sociale, in cui, sorseggiando tè o caffè, si poteva ascoltare musica, parlare di politica e giocare a scacchi con gli altri avventori. La storia della caffetteria moderna ha inizio con l’arrivo del caffè in Europa, nel XVII secolo, che raggiunse i principali porti del Mediterraneo grazie alle rotte commerciali con l’Impero Ottomano. Il primo locale in cui fu possibile bere caffè aprì a Venezia nel 1640, ma ben presto le caffetterie sorsero anche a Londra, Marsiglia e Lione.
In Italia, le antiche caffetterie si chiamavano “botteghe del caffè”: il termine “caffè” fu infatti preso in prestito solo nel Settecento dal francese “café”, ritrovo di illuministi e rivoluzionari. Nel secolo successivo, le caffetterie divennero semplicemente dei luoghi in cui rilassarsi e passare il tempo e anche le donne poterono accedervi. Si consolidò quindi l’immagine del caffè europeo, che ben presto sarebbe stato esportato anche all’estero: un locale con grandi vetrine in cui erano esposte le creazioni di pasticceria, tavolini all’esterno e giornali a disposizione degli avventori. In Italia sopravvivono ancora numerosi caffè storici, ma l’evoluzione delle caffetterie non si è certo fermata, grazie all’introduzione di caffè tematici, come quelli che ospitano dei gatti, in cui è possibile leggere manga o accedere ad internet.
Il bar
A differenza dei caffè, i bar non possono vantare un passato di luoghi di aggregazione per scrittori, filosofi e rivoluzionari. Il termine “bar” deriva probabilmente dal latino “barra”, che significa letteralmente “barra” o “barriera”. La barriera da cui hanno preso nome i bar potrebbe essere un riferimento al bancone che si frappone tra il barista e il cliente, ma non è l’unica ipotesi sull’origine del nome del locale. I bar appartengono per lo più al mondo anglosassone, dove indicano un esercizio commerciale dedito soprattutto alla vendita di alcolici. Esistono inoltre vari tipi di bar, tra cui i wine bar, in cui si consuma vino, gli american bar, in cui è possibile ordinare numerosi cocktail, e i lounge bar, eleganti e spesso dotati di intrattenimento musicale. Il primo bar italiano fu aperto a Firenze nel 1898, e il termine “BAR” non era che l’acronimo di “Banco A Ristoro”.
Assistenza e formazione, ma non solo: i locali sono esclusivi dal punto di vista del design, con merchandising e prodotti dedicati.
Bar, caffetteria o casa: l’importante è che sia Vergnano
Nonostante le diverse origini, oggi i caffè e i bar offrono generalmente lo stesso tipo di servizio: in entrambi è possibile prendere un caffè, Vergnano nei locali convenzionati con la nostra azienda, in piedi al bancone o seduti al tavolo, trovare una selezione di paste e ordinare varie bevande alcoliche e analcoliche.
Le mattine in cui non hai voglia di uscire di casa per gustare un buon caffè, prova la nostra miscela in macinato o capsule e raccontaci la tua esperienza. Sei più da bar o da caffè fatto in casa, con la Moka o con la macchina?
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