mercoledì 23 dicembre 2015
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Se l’amore ti bussa a Natale

Arianna odiava il Natale da quando il suo fidanzato, Giorgio, l’aveva lasciata il 24 dicembre di quattro anni prima.

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Dovevano sposarsi, avevano già fatto mille giri per bomboniere e sale da matrimonio, e lui aveva pensato bene di trovarsi un’amante, e di confessarlo candidamente ad Arianna proprio davanti a Gesù Bambino.

Lei non riusciva a credere alle sue orecchie: “L’orologio”, pensava. “Ti ho appena comprato l’orologio!”

In un momento di disperazione – uno di quelli che rimpiangerai per anni – pensò che l’unico modo per trattenerlo fosse dargli proprio il suo regalo di Natale.

Lui lo scartò con un filo d’imbarazzo, ma poi disse: “Che bello, proprio l’orologio che volevo! Così avrò un bel ricordo di te…”

Arianna ascoltò quelle parole come colpi di fucile e vide il suo uomo andare via mentre le ripeteva “mi spiace” come un mantra, ma con l’orologio al polso.

Non aveva neanche provato a restituirle il regalo, come qualsiasi altro essere umano.

Le aveva sussurrato ancora un “sorry”, in inglese, e si era dileguato.

A Capodanno – avrebbe poi scoperto Arianna il mese successivo – stava già festeggiando con un’altra donna.

Arianna non si sarebbe più ripresa del tutto.

Per questo, quando accendevano i primi alberi e George Michael iniziava a cantare “Last Christmas” nelle radio, per lei era l’inizio di una specie di via crucis che finiva solo il 7 gennaio.

Arianna evitava le feste e i regali, e quando glieli facevano, li accettava senza mai contraccambiarli: voleva imitare il gesto di quel fidanzato che le aveva “rubato” l’orologio e la voglia di vivere.

Un giorno di dicembre in cui era particolarmente stanca, si lasciò andare con la portinaia del suo palazzo, Lisuccia, che sapeva sempre tutto di tutti: “Cara signorina, se lei non impara a voler bene al Natale, sarà sempre sola.”

Arianna la guardò piuttosto infastidita: “E che ne sa che sono sola?” La signora Lisuccia la guardò divertita, e aggiunse: “Io abito qua e non dormo praticamente mai. Lei ha ancora tutta la vita davanti. Non la butti via così, con la tristezza… e se è triste, lo dica forte a tutti! Vedrà che si sentirà meno triste.”

Arianna giunse al suo pianerottolo piuttosto turbata. Quella vecchia pettegola aveva capito molto di lei, senza averle confidato mai nulla. Si sentì ancora più sfigata.

Il giorno dopo, mentre inseriva la chiave nel portone, trovò il suo vicino di casa, Enzo, che lei un po’ detestava perché era sempre cordiale e sorridente, e a lei quelli che sorridevano troppo davano fastidio.

“Allora, sei pronto per questo Natale?”, gli chiese Arianna dicendo la prima cosa che le veniva in mente. “Io il Natale lo detesto”, ribattè Enzo serio. “La mia ragazza mi ha lasciato due anni fa proprio alla vigilia di Natale…”

Arianna restò a guardarlo impalata. Non ci poteva credere, che qualcuno fosse stato lasciato come lei, alla vigilia di Natale, e abitasse nel suo stesso palazzo.

“Anche io! Anche io sono stata lasciata per Natale!” trovò il coraggio di dire per la prima volta.

Enzo strabuzzò gli occhi e le propose, anziché prendere l’ascensore, di prendere insieme un caffè al bar.

Lei accettò senza pensarci troppo, e durante quella pausa volle sapere tutto: come era finita, e perché, e gli chiese se lui e la ex ragazza si erano scambiati i regali prima dell’addio.

Ogni cosa che Enzo le raccontava sembrava sollevarla da quel peso che, da anni, aveva sullo stomaco.

Così, senza troppi giri di parole, e senza nemmeno conoscersi, in quel bar decisero di unire le loro solitudini e di trascorrere insieme la cena di Natale, soprannominandola “la cena degli sfigati”. Solo l’ironia li avrebbe potuti salvare.

Enzo decise di farla a casa sua. Aveva origini napoletane e così le fece assaggiare tutte le specialità del luogo: dalla pizza fritta ai supplì, dalle mozzarelle alle zeppole. Avrebbe fritto anche i piatti, se avesse potuto.

Dopo cena, dopo molti anni, Arianna si ritrovò a consegnare nuovamente un regalo: una piccola cravatta. Anche Enzo le fece un regalo: una piccola borsetta.

Dopo quel rito che fu per loro una rinascita, seguì un abbraccio, e poi un bacio. E poi, finalmente, fecero l’amore.

Quando Enzo tornò alla realtà, fu assalito dai sensi di colpa: non era mai stato mollato a Natale. Era stata la portinaia Lisuccia a suggerirgli quella strategia – lei che sapeva tutto – perché era convinta da sempre che quei due sarebbero stati una bella coppia.

Così era stato, e così sarebbe stato.

Arianna ed Enzo si sarebbero finalmente sposati esattamente un anno dopo, con una festa indimenticabile. Come testimone di nozze, Enzo scelse Lisuccia.

Arianna, malgrado qualche dubbio, non avrebbe mai scoperto la verità.

A volte, una piccola bugia è il più bel regalo di Natale che tu possa ricevere.