mercoledì 13 gennaio 2016
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Meglio soli

Benedetta non riusciva a stare da sola. Era fidanzata praticamente da quando aveva 14 anni, e anche se cambiava “morosi”, come li chiamava lei, tra le varie relazioni non trascorreva mai più di una settimana.

 

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Ma Benedetta non riusciva a stare sola neanche per fare le cose più semplici, come andare in palestra o fare shopping.

I soli sono perdenti, pensava. Chi è solo non lo vuole nessuno.

Ovviamente il destino le fece subito uno scherzo dei suoi. Il suo ragazzo la lasciò proprio tre giorni prima del loro viaggio alle Maldive. Un viaggio che avevano programmato insieme da mesi, una specie di luna di miele anticipata.

Lei aveva subito fatto visita alle sue più care amiche per farsi consolare e, soprattutto, per convincerle a fare la vacanza con lei.

Partire lo stesso sarebbe stata una prova importante per la sua solidità sentimentale. Nessuna delle sue amiche, purtroppo, era riuscita a organizzarsi con il lavoro.

Quella sera Benedetta le invitò tutte a cena a casa sua. Ognuna arrivò con regali di ogni tipo – una addirittura portò boccette di valeriana – pronte ad affrontare una situazione difficile.

Quando dopo il caffè Benedetta si alzò in piedi per fare una specie di discorso, le sue amiche si prepararono al peggio. “Parto da sola”, disse, lasciandole senza parole.

Provarono a convincerla che forse le Maldive non erano il luogo adatto per andarci con il cuore infranto, ma lei le fece uscire di casa. Se doveva cominciare a stare sola, doveva iniziare subito.

Il giorno dopo, l’accompagnarono fino a Malpensa. Ciascun’amica le diede qualcosa per farsi coraggio: la prima, un libro; la seconda, un i-pod; la terza, un quaderno e una penna. “Sarà il tuo kit di sopravvivenza”, le dissero abbracciandola, e lei per un attimo fu tentata di non partire più.

In aereo provò subito a socializzare con i vicini, ma nessuno le diede corda. Per cui si scolò una boccetta di valeriana, mise l’i-pod nelle orecchie e provò ad abbandonarsi alle canzoni scelte dalla sua amica: Baglioni, cominciò con “The best of Baglioni”, e i suoi occhi si velarono di lacrime.

Per fortuna, la valeriana fece effetto e riuscì ad addormentarsi.

Dopo un paio di scali e altre lacrime, approdò su uno degli atolli più belli delle Maldive. Era circondata da coppiette che la guardavano come un animale strano.

Quando entrò nel suo bungalow che si affacciava sul mare con il letto cosparso di petali, le venne un nuovo attacco di pianto.

Chiamò la reception per chiedere se era possibile ripartire subito: non poteva stare una settimana in solitudine con quella spina nel fianco.

Mentre era in attesa, l’occhio le cadde sulla scaletta che la invitava in quel mare turchese. Pensò che un tuffo lo poteva fare. Si infilò il costume e si buttò. Era circondata da pesci e coralli e non ci poteva credere che il paradiso esistesse davvero.

Decise di provare a restare.

La prima sera si fece portare la cena in camera.

Chiese anche del vino, e se ne scolò mezza bottiglia. Il mare e la luna fuori, però, le trasmettevano quiete. Prese il quadernino della sua amica e scrisse: “Sono sola, ma la bellezza mi consola.”

Non seppe come le venne quella rima, ma la fece ridere. Cominciò un po’ a sentirsi la poetessa dell’atollo. Girava l’isola con il suo taccuino e, quando si sentiva affranta, scriveva. Cioè sempre.

Non conoscendo nessuno e non avendo il “moroso” con sé, non sentì per niente il desiderio di doversi imbellettare prima di uscire. Si sentiva libera.

Quando la depressione si ripresentava, si tuffava in mare.

Gli ospiti dell’atollo cominciarono a osservarla, ma lei evitò qualsiasi approccio. Non voleva né la commiserazione né la compagnia. Se aveva caldo, si metteva sotto una palma e leggeva alcune pagine del libro che le avevano regalato: “Cime tempestose.”

Era così presa da quella storia che riusciva a non pensare. Aveva toccato il fondo e stava risalendo.

La sera guardava lo spettacolo d’intrattenimento del villaggio, con i giochi e le canzoni di gruppo.

Lei stava in un angolo con il suo taccuino e scriveva rime tipo: “Qui fuori è festa, ma per me è tempesta”. A volte non scriveva nulla, semplicemente scarabocchiava qualcosa.

Si sparse la voce che fosse una scrittrice famosa in incognito e tutti iniziarono a chiedere di farsi una foto con lei. Lei stette a quell’equivoco ma non sorrise in nessuna foto.

L’ultima sera, uno degli animatori del villaggio – tale Guido – uno di quelli che l’aveva puntata da subito, le chiese se voleva cenare con lui.

“Sì, ma non oggi. Quando torni in Italia, se ti va, vienimi a cercare.”

Lui rimase spiazzato dalla risposta. Nessuna turista gli aveva mai detto no, ma Benedetta voleva essere fedele a ciò che si era promessa.

Mesi dopo, una sera in cui nemmeno le sue rime riuscivano a placare la sua malinconia, ricevette una telefonata: “Sono Guido delle Maldive e sono nella tua città. Ci sei stasera per cena?” Lei ci pensò su e rispose: “Stasera ci sono.”