martedì 22 marzo 2016
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Marco se n’è andato e non ritorna più…

Simona era sempre una delle ultime a mettersi in coda per imbarcarsi in aereo.

 

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Non riusciva mai a capire tutta quella fretta delle persone di salire, che tanto si atterra sempre alla stessa ora. Un giorno, sul volo Milano-Palermo, avrebbe però dovuto essere più veloce.

In fila, un bel po’ davanti a lei, c’era un uomo che, se fosse stata meno timida, avrebbe definito “un bono da paura” senza esitazione.

E quel bono l’aveva guardata. Simona ci aveva messo un po’ a crederci, ma i suoi occhi ci vedevano bene, e quel pezzo d’uomo l’aveva fissata per un istante in più che distingue uno sguardo semplice da uno seduttivo, anche se a volte quest’ultimo è solo causato dalla miopia. Ma lui non le sembrava miope!

Simona cercò di non pensarci e sopportò pazientemente la fila.

Poco prima di lei, però, l’hostess annunciò al microfono che “d’ora in avanti tutti i bagagli a mano verranno imbarcati”. Per fortuna non aveva fretta.

Appena salita, iniziò a scrutare i passeggeri facendo finta di nulla. Quando arrivò al suo posto, restò letteralmente a bocca aperta: il bono da paura era seduto accanto a lei. Dio esiste, pensò.

Lui la scrutò con meno intensità di prima, ma solo per timidezza, e cercò di controllare l’agitazione sfogliando il Sole 24 Ore.

Simona lo visse come un gesto di pentimento – anche i boni da paura rinnegano il passato – e per fargli dispetto chiamò la sua amica Giuseppina, che aveva il cellulare spento.

Così brontolò “mai che questa si faccia trovare” come se si trattasse di una chiamata fondamentale. Provò allora a telefonarle in ufficio, cui chiese di “Giuseppina Ciaccio, per favore”. Appena la sua amica rispose, Simona si rese conto che non aveva nulla da dirle, per cui provò a improvvisare.

 

–          Giusi, è tutto il giorno che ti cerco… si può sapere dove sei?

–          Che domanda è? Sono in ufficio come sempre… Che succede?

–          Niente… ora sono in aereo, ma poi ti spiego a voce. Appena arrivo a Palermo ti dico.

–          Simo, tutto bene? Sei strana…

–          Non è il momento di parlare di business adesso. Appena atterro spero che tu abbia le idee più chiare…

–          Vuoi che chiami la polizia?

–          No, no Giusi… tutto bene, tranquilla.

 

Simona mise giù sentendosi una deficiente. Scrisse all’amica un messaggio per dirle che era una specie di scherzo, ma quando spense il telefono trovò gli occhi blu del pezzo d’uomo di nuovo su di lei.

“Brutta giornata, eh?”

Simona in quel momento avrebbe voluto dirgli solo una cosa: “Ti amo già”.

Invece le uscì “La gente non sa lavorare”, che la rese subito manager antipatica.

Lui abbozzò e provò a dirle qualche altra cosa, ma lei era così imbambolata da non saper reagire.

Quando passò il carrello con tè e caffè, l’unica stupidaggine che le venne in mente fu che “le bevande calde in aereo sono imbevibili”.

Era come telecomandata per fare sempre la cosa sbagliata, ma quando il bono da paura appoggiò “involontariamente” il suo ginocchio contro il suo, lei non lo ritrasse, anzi oppose una sorta di resistenza. Fu il suo unico momento di verità.

La timidezza, però, fregò entrambi, e prima di scendere dall’aereo lui ebbe solo la forza di dirle “Piacere, Marco”, cui lei rispose: “Simona, ciao”.

Non si dissero altro.

Quando lei stava per rincorrerlo con la più banale delle scuse, si rese conto che doveva ancora ritirare la valigia.

L’imprevisto le fu fatale. Cinque minuti dopo Marco era sparito.

“Marco se n’è andato e non ritorna più” le risuonò subito nelle orecchie, e le venne da piangere. Tornò al banco della compagnia aerea millantando una scusa per scoprire il cognome del suo amore, ma fu inutile.

Chiamò Giusi e le raccontò tutto. In cambio, ricevette solo tre parole: “Sei una cretina.”

Per una settimana, Simona provò in tutti i modi a trovare Marco, cercandolo su Google senza avere alcun elemento. Camminò nei luoghi più turistici di Palermo e una sera provò anche a entrare in un paio di ristoranti per vedere se era fortunata.

Un giorno, Giusi la invitò per un aperitivo. Simona accettò senza fare troppe domande, disperata com’era, si vestì con poca cura ma non rinunciò a due gocce di profumo.

Avrebbe fatto meglio invece ad avere due gocce di Lexotan, perché seduto al tavolino del Caffè Spinnato, ad attenderla, c’era Marco.

Anche lui era impazzito per trovarla, e aveva a disposizione un solo indizio: il nome e cognome dell’amica, che aveva ascoltato spiando Simona al telefono.

Aveva contattato tutte le Giuseppina Ciaccio di Facebook, fino a che aveva trovato quella giusta, che le aveva organizzato questa sorpresa.

Simona si commosse, ma capì che in quel momento doveva finalmente agire.

Gli disse: “Sono state le settimane più lunghe della mia vita.”

Lui ordinò subito due cannoli. Dopo il primo morso si erano già dati il primo bacio.