mercoledì 12 agosto 2015
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

La sposa che disse di no

Vincenza voleva sposarsi a tutti i costi, e questo lo sapeva soltanto lei.

 

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Il desiderio di essere uguale alle ragazze del suo paese era più importante dei suoi veri desideri. Così, superati i 35 anni, si era rivolta a un’agenzia matrimoniale. Non pensava che avrebbe mai trovato il coraggio di farlo, ma la ragazza che l’accolse a “Cuori sereni” fu così convincente che Vincenza pensò che fosse la volta buona. Rispondendo al “questionario sentimentale” da compilare, le sembrò di avere tutto ciò che un uomo potesse desiderare: un bel viso, una discreta forma fisica, un diploma alle magistrali, una casa di proprietà, e i genitori con un negozio di alimentari di cui possedevano anche i muri.
A Bassano del Grappa non era il massimo, ma non era nemmeno poco, perché la crisi aveva ridimensionato lo stile di vita di tutti.
Vincenza versò una quota – che le sembrò ragionevole – in cambio di almeno tre incontri organizzati dall’agenzia seguendo il suo “profilo emozionale”, dissero proprio così.
Pur di trovare uno straccio di marito, lei non si pose alcun limite mettendo una crocetta su tutte le condizioni: separato, divorziato, con figli, con casa in affitto e precario sul lavoro. Dopo il primo appuntamento disastroso con un uomo che collezionava bottigliette di liquore e andava in vacanza alle terme, Vincenza cominciò a prendere questi incontri meno sul serio.
Ma appena abbassò la guardia, ecco che davanti a un caffè freddo le si presentò Manolo: un uomo di Santo Domingo, di mezza età, non di certo un adone ma con un accento spagnoleggiante che la fece subito sciogliere, che non ballava la salsa ma amava la musica, la carne alla griglia e la buona compagnia. “Che bisogno avevi tu, di rivolgerti a un’agenzia matrimoniale?” gli chiese Vincenza dopo poco.
“E’ che volevo una ragazza seria, non una interessata solo a un’avventura con un maschio latino.”
Alla parola “maschio latino”, Vincenza deglutì all’istante tutte le sue emozioni e cercò di non mostrare la sua agitazione. Un po’ come quando ti trovi davanti all’affare della tua vita e fai finta di nulla per il terrore che qualcuno sia più veloce di te.
Finito l’incontro – il caffè lo offrì lui – Vincenza chiamò subito la ragazza dell’agenzia per dire che era entusiasta di Manolo e che sarebbe stata felice di rivederlo.
Bisognava però sentire il parere di Manolo, che fu positivo.
Per il secondo incontro, però, l’agenzia chiese un nuovo contributo di 400 euro, che divennero poi 600 per ottenere il numero di Manolo e non avere più il vincolo dell’agenzia per poterlo vedere.
Al terzo incontro si baciarono, e fu un bacio morbido che Vincenza non assaporava da anni.
Il mondo intorno a sé iniziò a colorarsi di rosa, soprattutto quando Manolo, dopo pochi mesi, le chiese di sposarla.
Vincenza organizzò subito una cena con le amiche – quasi tutte sposate – per presentare il principe che aveva trovato sì dopo molto tempo, ma che era comunque un cavallo di razza latino-americana. Certo aveva un lavoro un po’ precario – faceva il magazziniere part-time – ma per lei il suo lavoro era l’ultimo dei problemi.
Qualche dubbio sulla sua solidità economica le venne quando Manolo le chiese i soldi per fare venire anche il fratello da Santo Domingo.
Ma lei voleva essere una vera mujer dominicana devota per sempre al suo caballero, per cui iniziò a prendere lezioni di spagnolo per interagire con i parenti di lui.
A dieci giorni dalle nozze, però, mentre la sua casa era sempre più occupata dal futuro marito e da altri familiari che via via aveva fatto arrivare, Vincenza riuscì a capire una frase pronunciata da Manolo che non avrebbe mai potuto immaginare: “Appena sarò sposato e avrò il permesso di soggiorno, sarà più facile regolarizzare anche tutti voi.”
Vincenza fece finta di nulla davanti a loro, e pianse per tre giorni di fronte alle sue amiche.
I preparativi andarono avanti, almeno in apparenza, sotto gli occhi sovraeccitati del suo futuro sposo.
Quando arrivò il grande giorno, Manolo attese inutilmente la sua donna all’altare accanto alla delegazione di Santo Domingo.
Da allora, Vincenza si trasferì in un’altra città dove trovò marito senza bisogno di un’agenzia matrimoniale.