martedì 24 marzo 2015
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

L’ultimo ballo

Rosanna amava la vita ma era troppo timida per poterglielo dire. Così viveva le sue passioni in silenzio, chiusa dietro la sua finestra di un paesino del Cilento a guardare gli altri passare, e vestirsi bene la domenica per andare in chiesa.

Non si perdeva una messa ma molte volte, durante le preghiere, cadeva in una sorta di catalessi e si risvegliava solo al momento delle offerte, quando tirava fuori la banconota da 5 euro cercando di farsi notare da tutti, che le davano dell’esibizionista.

A 79 anni, se sei vedova e sei timida, rischi solo di essere fraintesa. Come unico riferimento aveva don Gaetano, cui lei si rivolgeva più per confessare il suo malessere che i suoi peccati.

 

–          Rosa’ mi devi dire la verità… Hai qualche fantasia che ti turba? Qualcosa che sai che non dovresti fare?

–          In effetti, sì. Padre. Vorrei…

–          Vorrei?

–          Vorrei imparare a ballare. Il valzer.

 

Don Gaetano si mise a ridere e lei si sentì una vera peccatrice.

 

–          Certo che puoi farlo, non è mica una tentazione del diavolo, anzi.

 

E Rosanna, che non aspettava altro, sentì che ormai era una prescelta dal Signore.

Così si avvicinò al Centro Anziani dove ogni giovedì si ballava il liscio con un’orchestrina. Un giorno osservò la serata dalla finestra e capì che non era pronta: le signore in pista le sembravano ballerine di can can, talmente erano brave e affiatate con i loro partner.

Decise così di prendere lezioni di ballo.

Consultò un elenco telefonico e trovò una scuola di liscio nel paese vicino. Spiegò la sua situazione dicendo la verità, nient’altro che la verità: “Sono sola e ho un desiderio prima di compiere 80 anni. Ballare un valzer come nei film.”

Per due mesi, tutti i lunedì Rosanna prese la corriera per andare nell’altro paese dove il giovane Manolo iniziò a farle muovere i primi passi. Alla quarta lezione, Rosanna sentì che poteva partecipare a Ballando con le Stelle.

Nel dna aveva la grazia, e la sua timidezza, muovendosi, sembrava dissolversi all’istante.

Dopo sessanta giorni, Manolo le disse che era pronta.

Rosanna fece così ingresso nel Centro Anziani e si sedette a un tavolo, senza che nessuno le desse attenzione. Le altre signore, soprattutto, la vedevano come un’intrusa che voleva rubare loro i mariti. Lei tornò a casa mogia mogia e decise di non provarci più.

Fu don Gaetano a convincerla a tentare di nuovo. Lei gli diede ascolto più per testardaggine che per devozione, e il giovedì successivo si piazzò in prima fila scandendo il tempo dell’orchestrina con un battimano. A un certo punto il ballerino che più ammirava, Antonio, le si avvicinò. Aveva 68 anni e per lei era un po’ troppo giovane. La invitò, le prese la mano e la condusse in un valzer che Rosanna non avrebbe mai dimenticato. Tutte le signore del paese si chiesero come avesse potuto imparare a ballare in quel modo se non era mai andata nemmeno alla festa dell’Unità, ma lei se ne fregava. Aveva finalmente realizzato un sogno.

A fine serata, l’uomo le si avvicinò di nuovo e le disse: “Le andrebbe un caffè?” indicandole il banco. Rosanna vide che tutti la guardavano e le sembrò di toccare il cielo con un dito.