mercoledì 1 luglio 2015
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Il nuovo racconto: “La bambina”

Antonietta aveva 5 anni e una personalità già spiccata, ma per la sua famiglia era semplicemente “la bambina”. Era l’unico gioiello dei genitori, che non erano riusciti ad avere altri figli, pur avendoci provato con insistenza e con tutte le tecniche del mondo. Erano andati fino a Bari – prima da uno specialista e poi da una guaritrice – e alla fine si erano messi in testa che nella loro vita ci sarebbe stato posto solo per lei: la bambina.

 

 

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Luca Bianchini per Caffè Vergnano

Nessuno, quando chiedeva della loro figlia, la chiamava Antonietta. Per ciascuno, nel paesino della Murgia dove abitavano, era sempre e solo “la bambina”. A volte lo dicevano con due “b”: la bbambina.

Per Aldo e Gianna la bambina non era solo una gioia, ma anche un miracolo. Ossessionati com’erano dalla mentalità dei loro amici e parenti, tutti con almeno due figli, loro si sentivano un po’ esclusi e un po’ speciali e avevano iniziato a illudersi che la figlioletta, proprio in quanto unica, era un miracolo di genio e bellezza. E poi aveva i ricci vaporosi, come il celebre personaggio dei Peanuts. Così, visto che quella chioma faceva impazzire i passanti, la madre aveva iniziato a portarla alle selezioni per farle fare le pubblicità.

Dopo i primi tentativi andati a vuoto in cui le dicevano che la bambina era troppo bionda e troppo riccia, alla fine l’avevano scelta per la pubblicità delle Friselle Lamanna, che volevano lanciare per l’intero nucleo familiare: “La frisella che piace anche ai bambini” era lo slogan in cui campeggiava la foto gigantesca della piccola Antonietta con tanto di cofana. L’intera Puglia era tappezzata delle sue foto e per strada i passanti la indicavano come la bambina della pubblicità. Per Aldo e Gianna fu una vera ventata di orgoglio: i vicini di casa volevano la foto con la piccola Antonietta e a volte le mettevano in mano la frisella perché sembrasse proprio la bambina dei cartelloni.

Quando uno zio con cui Gianna non si parlava da anni la chiamò per complimentarsi della bambina, lei pensò che sua figlia aveva i superpoteri.

Peccato che la piccola cominciasse a non avere più appetito, a picchiare le amichette sotto casa e a voler giocare solo a fare la modella. Anche nei discorsi diceva parole come “budget”, “campagna stampa” e “posizione del prodotto” che la rendevano inquietamente ridicola. Un pomeriggio, mentre Aldo e Gianna bevevano un caffè e provavano a convincere la figlia a mangiare un gelato, una signora si avvicinò sorridente e chiese se poteva fare una foto con la bambina. La madre ebbe una specie di illuminazione: “La bambina si chiama Antonietta e fa foto solo con le persone che decide lei.”

Da allora, non sarebbe più stata il volto delle friselle Lamanna. Però avrebbe ricominciato a mangiare.