lunedì 27 novembre 2017
LIFESTYLE

Le leggende più diffuse sulla scoperta del caffè

Ci sono bevande, dallo straordinario effetto energetico e rinvigorente, avvolte in un alone di mistero che alimenta miti e leggende. Tra queste c’è senza alcun dubbio il caffè, la cui carica aiuta ad affrontare le giornate con una marcia in più, più entusiasti e concentrati. E quando pensi che sul caffè si sia già detto di tutto e di più, forse non consideri le sue origini avvolte nel mistero… Eh sì, perché degli effetti, dei benefici e delle potenziali controindicazioni di questa bevanda si è detto e si dice praticamente di tutto, ma si parla pochissimo della sua scoperta che ancora oggi si perde nella notte dei tempi. Tuttavia le leggende che circolano in merito sono così interessanti che non potevamo non raccontartele!

Le leggende più diffuse sulla scoperta del caffè

Le leggende più diffuse sulla scoperta del caffè

Le leggende più diffuse sulla scoperta del caffè: i pastori dell’Abissinia

 

Una delle leggende più diffuse sulla scoperta e sulla diffusione del caffè prende le mosse proprio dal termine caffè, che con ogni probabilità deriva da Kaffa. La Kaffa, infatti, è la regione dell’antica Etiopia dove furono scoperti arbusti spontanei dal nome di Coffea. Ed è proprio nell’esotica Etiopia che nasce una delle leggende più interessanti e suggestive. Protagonista di questa leggenda è un gruppo di umili pastori dell’Abissinia, una regione dell’Etiopia centrale. Stando a quanto si narra, questi uomini da un po’ di tempo notavano uno strano atteggiamento da parte delle loro capre. Oltre che l’erba dei campi e i cespugli delle piante già conosciute, gli animali erano soliti brucare anche un cespuglio molto particolare, che non avevano mai visto prima e che presentava numerose bacche. La cosa strana, però, era che dopo aver brucato da questo cespuglio, le capre apparivano insolitamente irrequiete e nervose, molto più attive rispetto al solito. Per cercare di comprenderne il motivo, i pastori colsero alcune bacche e le portarono a dei monaci mussulmani del monastero di Chehodet, i quali cominciarono a esaminarle. Dopo vari esperimenti, essi abbrustolirono i semi per ricavarne delle tisane che poi presero a utilizzare durante le lunghe notti di preghiera per restare svegli e concentrati. Da quel momento in poi, la strana bevanda conobbe un’immediata diffusione e fu considerata una valida alternativa tanto al vino quanto ad altri alcolici, che al contrario favorivano il sonno e creavano una certa confusione mentale che le bacche sembravano invece dissipare.

 

Tra le leggende che riguardano la scoperta del caffè, anche quella sul Profeta Maometto

 

Stando invece a quanto scrive lo storico, medico e filosofo persiano Ar-Razi, detto Rhazes, in realtà nel mondo arabo il caffè era già conosciuto e diffuso fin dal 575 d.C. E secondo quanto racconta il saggio Neirone, fu proprio il profeta Maometto uno dei primi a provare l’effetto energizzante e rinvigorente di questa bevanda che sarebbe poi diventata una delle più amate e consumate al mondo. L’occasione fu data dalla malattia di Maometto. Febbricitante e senza forze, gravemente malato e ormai fiaccato nello spirito, si narra che il Profeta della religione islamica pregasse a lungo Allah affinché ponesse fine al suo travaglio nel modo che riteneva più opportuno. Allah lo ascoltò e gli mandò in visita uno dei suoi più fedeli aiutanti, l’Arcangelo Gabriele. Questi portò con sé una bevanda di colore scuro, apparentemente simile al vino nero ma molto diversa. Calda, nera e dal sapore decisamente forte, questa bevanda – si trattava appunto di caffè – provocò un cambiamento quasi miracoloso nelle condizioni di Allah. Non solo infatti guarì, ma si sentì anche sufficientemente ottimista e in forze da tornare a dedicarsi con rinnovato fervore alla preghiera e, come narra sempre la stessa leggenda, “…a disarcionare quaranta cavalieri e soddisfare altrettante vergini in un solo giorno”.

 

Ancora una volta le leggende che riguardano il caffè si intrecciano con il mondo arabo-musulmano

 

La terza leggenda che ti proponiamo gode anch’essa di notevole credito e vede come protagonista il monaco Alì Bin Omer, un’asceta yemenita dotato di grande saggezza, che aveva dedicato l’intera sua esistenza alla preghiera e allo sviluppo di una spiritualità quanto più vicina possibile ad Allah. Un giorno, raccogliendo qua e là erbe e bacche, Alì Bin Omer decise di preparare un decotto a base di bacche di caffè che si rivelò subito ricchissimo di proprietà medicinali. Grazie a questa bevanda, infatti, il saggio curò fedeli che si recavano in pellegrinaggio nella Città Santa della religione islamica, la Mecca, e che erano affetti da malattie della pelle. Da quel momento in poi, l’uomo venne considerato il santo protettore dei coltivatori e dei bevitori di caffè, nonché dei tenutari delle cosiddette case di caffè (le nostre moderne caffetterie, per intenderci).

 

Ovviamente si tratta solo di leggende (tra l’altro ne abbiamo riportate solo alcune, le più accreditate, poiché in realtà sono molte di più) e non devi crederci per forza, anche se – soprattutto se come noi sei un appassionato bevitore di caffè – certamente anche tu avrai notato come questa sia in un certo senso una bevanda quasi magica, in grado di affrancare lo spirito, rinnovare fiducia e ottimismo e soprattutto darti una sferzata di energia positiva ogni volta in cui ne hai bisogno. E chissà, forse è proprio questo il motivo per cui esistono così tante leggende legate al caffè e che tutte quante lo esaltano alla stregua di una bevanda divina, regalo degli dei agli uomini.