giovedì 20 marzo 2014
LIFESTYLE

La colazione diventa più salata

colazione rincari caffè prezziColpa del meteo, delle crisi politiche o delle malattie: il prezzo del caffè e di altri prodotti della prima colazione schizza alle stelle. E si attendono rincari anche al bar (forse).

 

Il meteo in America Latina può significare un espresso più caro anche nel bar sottocasa? Potrebbe. A febbraio infatti le condizioni climatiche pessime di molte nazioni sudamericane ha significato l’impennata dei prezzi di diverse commodity (ossia le materie prime i cui prezzi vengono fissati dai mercati internazionali. Petrolio, gas, ma anche prodotti agricoli e cereali). La siccità in Brasile è stata la causa prima di un aumento del 60% in un mese delle quotazioni di caffè, dell’80% per l’Arabica e anche la robusta, di cui il Vietnam è uno dei grandi produttori, ha subito rincari – e questo in un trend costante di incremento dei prezzi sui mercati internazionali.

Il prezzo del caffè oscilla frequentemente, avvertono da Euromonitor (fonte Affariitaliani.it), ma se la situazione non si stabilizzerà questo potrebbe ripercuotersi anche sul consumatore finale.

Caffè a rischio rincari, ma non solo perché tutta la colazione potrebbe essere molto più salata nei prossimi mesi. Il Financial Times elenca otto prodotti che sono cresciuti del 25% di prezzo, e che minacciano le mattine a livello globale: caffè, per la siccità in Brasile, leader produttivo, ma anche frumento, succo d’arancia, zucchero, latte, burro, cacao e bacon. L’inverno troppo lungo e rigido degli States e la crisi in Ucraina ha fatto schizzare il prezzo del frumento, la domanda crescente di latticini in Cina e Russia quello del latte, un’epidemia di maiali negli Stati Uniti ha significato meno offerta e quindi un prezzo maggiore.

Oltre queste ragioni ci sono poi quelle della finanza, che commerciando in futures sulle commodity, ci speculeranno andando a peggiorare la situazione. È anche vero che però trarre rapide conclusioni è impossibile, poiché il caffè viene acquistato alcuni mesi in anticipo rispetto alla commercializzazione e che quindi almeno nel prossimo periodo non c’è motivo di temere. Aspettiamo.