giovedì 11 febbraio 2016
LIFESTYLE

Charles Darwin e l’esempio del caffè

La teoria biologica e dell’evoluzione di Charles Darwin applicata al caffè: come la pianta del caffè ha acquisito la capacità di sintetizzare la caffeina rispetto ad altre bevande.

Le teorie di Charles Darwin applicate al caffè

Le teorie di Charles Darwin applicate al caffè

Noto biologo e botanico, Charles Darwin è conosciuto in tutto il mondo per l’estensivo lavoro sul regno animale e vegetale. La sua teoria più famosa è indubbiamente quella evolutiva, basata sul principio della selezione naturale, secondo la quale la grande quantità di organismi presenti nel mondo naturale è costretta a prendere parte ad una lotta spietata per sopravvivere in cui è fondamentale il sapersi adattare ai mutamenti ambientali. La sopravvivenza, secondo Darwin, dipende da tale capacità, motivo per cui a vincere la lotta è solo chi risulta essere maggiormente idoneo. La teoria di Darwin è servita a gettar luce sull’evoluzione di diversi tipi di piante, dando il via nel tempo a studi dalle conseguenze importanti.

Un grande lavoro portato avanti da un team scientifico italiano e internazionale ha sequenziato il genoma del caffè e ha dimostrato che questa pianta, pur avendo origini comuni con altri produttori di caffeina (come il pomodoro o la patata), è arrivata a produrre la sostanza in un modo completamente differente dalle sue parenti. Una perfetta dimostrazione della teoria evolutiva, dunque, che ancora una volta ricorda la geniale intuizione dello scienziato.

Sono stati numerosi gli studi condotti in campo scientifico relativi al genoma delle diverse piante di caffè, come ad esempio la varietà Arabica e Robusta, ma ad oggi sono stati ottenuti risultati soddisfacenti soltanto nell’osservazione della varietà Robusta. Ciò che differenzia le due piante è proprio la quantità di caffeina:

-nella Robusta è 1,6-2,8%

-nella Coffea Arabica è 0,9-1,7%

La conclusione a cui si è giunti ora è che la pianta del caffè presenta famiglie di geni che si differenziano in maniera significativa da altre piante produttrici di caffeina, come il cacao o la pianta del tè. La scoperta dell’indipendenza genetica del caffè ha chiaramente un peso eccezionale per il futuro della bevanda più consumata dagli italiani, perché se opportunamente condivisa e sfruttata consentirà di fronteggiare la diminuzione progressiva delle piantagioni nelle varie aree del mondo e incentiverà la sua resistenza alle condizioni climatiche e agli attacchi di parassiti ed insetti.

In termini di risvolti pratici, invece, la scoperta del genoma del caffè Robusta potrà aiutare i diversi coltivatori e produttori di caffè del mondo a sviluppare metodi e strumenti di coltivazione più efficienti e, inoltre, ad elaborare tecniche di sintetizzazione mirate alla produzione di caffè decaffeinato naturalmente. Allo stato attuale il processo per ottenere il caffè decaffeinato richiede lunghe lavorazioni a livello industriale, che potrebbero essere evitate con la coltivazione di piante naturalmente prive di caffeina.

Poteva immaginare Charles Darwin che i suoi studi avrebbero avuto influenza su ben 26 milioni di persone al mondo, tante quanti sono i lavoratori nel settore del caffè? E che si sarebbe con essi garantita la qualità della miscela contenuta nei due miliardi di tazze consumate ogni giorno? Probabilmente no, ma ci conviene ringraziarlo, nel giorno dedicato a ricordare la sua voglia di scoprire ed esplorare i segreti della natura.